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lo stop forzato 

Con feste e sagre rinviate, l’economia locale della montagna è in ginocchio

Adriano Arati
Con feste e sagre rinviate, l’economia locale della montagna è in ginocchio

Reggio Emilia, senza gli stand e i pentoloni in piazza, si torna alla tradizionale rete di vendita ma le perdite sono anche per l’indotto. Viaggia meglio il settore ristorazione

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CARPINETI. Sono fra le principali vittime autunnali dell’emergenza sanitaria, le sagre e le feste della castagna che da decenni punteggiano l’Appennino. Tutte, in pratica, si sono dovute arrendere.

Dalla storica festa di Marola, annullata dopo oltre mezzo secolo di edizioni ininterrotte, a quella del marrone di Felina e di Cortogno alle altre manifestazioni che dalla pedecollina sino a quota mille metri animavano questo mese. Qualche evento ha resistito, ma in forma fortemente ridotta, senza la possibilità di ospitare molte persone né tanto meno di garantire la consueta proposta.

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Marola di Carpineti, con le sue tre domeniche consecutive di attività, radunava migliaia di persone alla volta, e centinaia si ritrovavano affiancate attorno ai grandi pentoloni delle mondine e del vin brulèe montati nel centro della piazza del paese, pronti a servire prodotti caldi dalla tarda mattinata sino a sera.

Praticamente impossibile pensare un allestimento adeguato, se non con modalità che avrebbero reso difficoltosa la fruizione. Le varie Pro Loco e i vari enti pubblici hanno quindi cancellato a malincuore gli appuntamenti dal calendario, dopo aver atteso sino all’ultimo nella speranza di potersi comunque presentare.

Ma il progressivo peggioramento emerso da settembre e proseguito sino ad oggi ha spinto alla precauzione anche chi aveva già imbastito i programmi di massima. L’impatto è pesante, per il morale in un anno già di suo cupissimo, ma pure per l’economia della castagna e del turismo.

Le feste della castagna erano il principale momento di vendita dei frutti raccolti nei mesi precedenti. Gli organizzatori acquistavano quintali e quintali di castagne e di marroni per servire mondine e balussi ai partecipanti all’interno dei vari banchetti gastronomici, e i produttori potevano contare – oltre che su compratori all’ingrosso affidabili – anche su una vetrina tematica notevole in cui poi organizzare i propri mercatini di specialità tipiche. E l’indotto non riguardava solo la castagna in sé, questi momenti erano fra i più attesi per il miele, per il balsamico, per chi si occupa di formaggi come di salumi o di colture vegetali stagionali e tradizionali.

Nel 2020 è necessario affidarsi a reti più tradizionali, a negozi, a conoscenti che in ottobre sono abituati comunque a farsi le loro scorte di castagne e marroni per il Natale e per l’inverno. E agli sforzi comunque messi in campo. A Marola, nei fine settimana i produttori del Consorzio Castanicoltori sono presenti in piazza con una loro postazione, grazie alla collaborazione con la Pro Loco, per cercare di garantire un minimo di attrattività anche per i ristoranti e i negozi della zona, che ad autunno hanno sempre registrato grandi pienoni.

E anche nel 2020, almeno sul fronte gastronomia, le cose non stanno andando male, almeno al sabato e alla domenica. —

Adr.Ar.. © RIPRODUZIONE RISERVATA .

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