«Derubato dei miei attrezzi Grave danno alla mia attività»
Artigiano denuncia il furto subìto in pieno giorno sul suo furgone in via della Previdenza Sociale Il danno è di cinquemila euro e ne ha già spesi 1.500 per riacquistare parte del materiale
LO SFOGO
Claudio Serventi
Un tranquillo giorno a Reggio Emilia.
Lunedì 12 ottobre alle ore 10 del mattino, mentre ero negli uffici della Lapam – in via della Previdenza Sociale 5 a Reggio Emilia – per consegnare documenti fiscali, il mio furgone veniva totalmente saccheggiato dai “soliti ignoti”, privato degli attrezzi che vi erano depositati.
In questo particolare momento viviamo disagi economici e lavorativi: privare un artigiano dei propri strumenti di lavoro, è un atto di puro sciacallaggio.
Il danno in senso economico ammonta a circa cinquemila euro in difetto.
Quello morale è altissimo e non quantificabile: è come se mi avessero portato via le mani.
Cerco di stare calmo, chiamo il 112.
Nel frattempo – nell’attesa dell’arrivo dei carabinieri – mi guardo in giro, nessun occhio elettronico.
Per conferma salgo in direzione dove, molto dispiaciuti, mi confermano l’assenza di telecamere in zona: è un complesso condominiale e i costi sono alti, di sera è anche poco illuminato. «Anche i nostri dipendenti hanno subito svariati furti», dicono.
Guardo con attenzione questo complesso condominiale formate da varie palazzine: qui ci sono le sedi di Lapam, Cna, assicurazioni e dall’altra parte della strada la sede dell’Inps.
Bene, mi dico, in un luogo direzionale frequentato da liberi professionisti, artigiani, operai e pensionati, non c’è uno strumento deterrente per gli atti a delinquere. Ma no! Ci sarà almeno una telecamera nell’unico varco di accesso sulla strada. Vado a vedere. Nemmeno lì!
Chiedo spiegazioni, la risposta è che è di competenza del Comune.
Ok, mettete almeno – dico io – dei cartelli per i furti avvenuti in passato che avvisano del pericolo i numerosi utenti che hanno bisogno dei vostri servizi essenziali. Nessuna risposta.
Nel frattempo, dopo mezzora, arrivano i carabinieri che prendono atto del furto da me subìto e documentano su un foglio le mie generalità e i dettagli. Dovrò fare poi denuncia in caserma.
I due militari, prima di andarsene mi rincuorano, dicendomi che a volte, se si è fortunati, può accadere di rintracciare la refurtiva, ed è importante una dettagliata descrizione degli oggetti sottratti. È come girare il coltello nella ferita!
Anche a un mio amico hanno svuotato il furgone, dice uno dei due carabinieri, succede, a molti e spesso. Dopo queste parole mi risollevo un po’ e, sento un sottile senso di pace: non sono l’unico sfigato, anzi, sono fortunato, ho ancora il furgone e non ho subìto violenza fisica.
È ormai ora di pranzo, la gazzella dei carabinieri è partita velocemente per un’altra chiamata. Faccio un giro di telefonate ai miei fornitori per l’acquisto di nuovi strumenti per poter lavorare.
Ho solidarietà, sincera, ma il denominatore comune è: succede, a molti e spesso.
Bene! In questa città sono entrato a pieno titolo nel “Grande Safari” dei furti sui furgoni di attrezzature da lavoro, di cui sono diventato una delle numerose prede.
Salto il pranzo, l’appetito è ovviamente svanito.
Salto anche la giornata di lavoro.
Con lo stomaco e il furgone vuoti, inizio il mio calvario per gli acquisti più convenienti, il minino necessario, per continuare a svolgere la mia attività.
A fine giornata la spesa supera i 1.500 euro.
Sento un altro forte vuoto, questo è nella sicurezza e tranquillità, nello svolgere il proprio lavoro quotidiano.
Sento un completo vuoto delle istituzioni nel nostro territorio, dove viviamo e lavoriamo.
Bisogna impegnarsi di più, per occuparsi della prevenzione di questi atti di sciacallaggio.
Domani, vorrei svolgere serenamente il mio lavoro di artigiano. —
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