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Lega al bivio: di lotta o di governo? La risposta sta nel silenzio di Vinci

Stefano Scansani
Lega al bivio: di lotta o di governo? La risposta sta nel silenzio di Vinci

Storie parallele: quelle del Carroccio e dell’ex segretario regionale. L’attrazione fatale di Fratelli d’Italia

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la domenica

dalla prima



Da allora con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni la disfida è aperta per la leadership a destra. Da allora il Carroccio - che si è svincolato dal Nord ed è sbarellato nel Sud – è in cerca di un centro di gravità permanente.

rivoluzione liberale

La storia è di questi giorni, è cronaca. Il doge del Veneto Luca Zaia rivince le regionali e assesta un colpo a Salvini: “Vinco perché governo. Non vado in giro a fare comizi”.

L’ala razionalista della Lega rappresentata dal numero due Giancarlo Giorgetti sollecita all’amato leader una svolta moderata, centrista, addirittura europea, se è vero che sogna l’iscrizione degli ex nordisti al Ppe (democristiani di tutto il continente unitevi…).

La Lega Salvini Premier deve dunque decidere: partito di lotta o di governo, oppure di lotta e di governo.

Tale bivio s’era concretato anche davanti al Pci nei lontanissimi anni Settanta, ma quella è un’altra storia perché allora imperava la cultura politica, regnava la disciplina nei partiti, prosperava una perduta triplete: buonsenso, bene comune, buon gusto.

Molti indizi correnti confermano che il ri-orientamento della Lega è in corso.

Ve lo immaginate Matteo Salvini condottiero della destra liberale?

Il collega Paolo Mieli afferma: “Nella destra italiana ci vuole una rivoluzione culturale che porti a una radicale svolta europea e che culmini nelle candidature di Matteo Salvini a sindaco di Milano e di Giorgia Meloni a sindaco di Roma”.

L’ex presidente del Senato Marcello Pera, uomo colto e moderato dei migliori anni di FI di Berlusconi: “La mia formula è: partito liberale di massa. Come vent’anni fa. Allora noi avevamo un’agenda per il governo dell’Italia. Ho detto a Salvini che quella eredità è lì e va ripresa, tanto le cose in Italia stanno sempre come allora”.

Infine il neocorporativismo del presidente di Confindustria Carlo Bonomi nel quale il leghismo trova una dimensione economica, produttiva.

parabola vinciana

Torno all’esordio del mio ragionamento, riagganciando la sparizione del deputato leghista reggiano Gianluca Vinci.

Le sue avventure e disavventure contrappuntano quelle del partito. Direi che la parabola vinciana ha conosciuto la sua fase calante a cominciare dalla sconfitta alle comunali di Reggio e nel Reggiano, nel 2019.

Non perché ha perso, ma per come ha gestito l’occasione: la scelta del candidato sindaco del capoluogo (Roberto Salati); il reclutamento degli aspiranti sindaci sul territorio.

Successivamente, nell’ambito di un provvedimento nazionale, Vinci ha perduto la titolarità della segreteria regionale assegnata a un commissario.

Cosicché l’onorevole è diventato un deputato leghista inter pares (tra i tanti), vale a dire peones.

Il silenzio tattico di Vinci, dunque, è compatibile con la riflessione che riguarda tutta la Lega, la Lega al bivio di una inversione moderata, di una rivoluzione liberale? Oppure va rubricato come riflessione sul suo futuro parlamentare?

montecitorio 2023

Sul deputato leghista insiste una voce. Quella che egli starebbe meditando il passaggio a Fratelli d’Italia.

Mi pare un pettegolezzo inconsistente se collegato al solo fatto che la fidanzata del deputato è un’esponente del partito della Meloni, Giorgia Manghi, già candidata consigliera comunale l’anno scorso, celebre tra l’altro per essersi pulita le scarpe dal fango del Parco del Popolo con una maglietta antifascista, poi finita nel bidone della monnezza (scrisse: “Anche le cose peggiori a volte trovano una loro utilità!”).

Sul futuro di Vinci l’indizio della militanza della fidanzata è debolissimo.

Come sarebbe inconsistente un ipotizzato contatto con Ignazio Benito Maria La Russa, fondatore di FdI insieme con la Meloni e Crosetto.

Come sarebbe troppo anticipata l’aspettativa e l’impazienza della ricandidatura a Montecitorio per il 2023 quando si concluderà fisiologicamente la legislatura. Qualsiasi barometro non arriva fin là.—

Stefano Scansani

© RIPRODUZIONE RISERVATAuna destra liberale



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