Parmigiano e Lambrusco impennata dei consumi
Se n’è parlato ieri nel corso di un convegno che si è svolto a Fodico di Poviglio «Nei mesi del lockdown le persone si sono affidate ai prodotti di qualità»
REGGIO EMILIA
La pandemia da Covid-19 ha fatto aumentare i consumi di Parmigiano Reggiano e di Lambrusco, le più grandi eccellenze alimentari del nostro territorio. Strano? Non più di tanto, se si pensa che con la chiusura dei ristoranti, nei mesi scorsi, le persone hanno incentivato la produzione culinaria casalinga e si sono affidati ai prodotti di marca più conosciuti e che garantiscono qualità. Questi e altri ragionamenti sono stati affrontati ieri in occasione del convegno che si è svolto al circolo Anspi di Fodico di Poviglio, dal titolo “Lambrusco e Parmigiano Reggiano: prospettive e sviluppi nazionali e internazionali ai tempi del Covid-19”, appuntamento diventato fisso negli ultimi anni. Anche in questa edizione non sono mancati i relatori d’eccezione: davanti ai rappresentanti di imprese agricole locali e associazioni di categoria, sono intervenuti l’onorevole Antonella Incerti, capogruppo della commissione Agricoltura alla Camera, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli e il presidente del consorzio “Vini reggiani” e vicepresidente del consorzio “Tutela vini Emilia” Davide Frascari, incalzati dalle domande del giornalista Gianni Verzelloni.
Ad aprire l’incontro, i saluti della sindaca di Poviglio Cristina Ferraroni che ha sottolineato – dopo aver ringraziato l’Anspi per l’ospitalità e i caseifici San Bartolomeo, Lora, Allegro, La Grande e Boiardo che hanno offerto una degustazione e le Cantine cooperative riunite – quanto sia importante, in un periodo di incertezza come quello che si sta attraversando, vedere i prodotti locali ancora più diffusi, in particolare nel mondo dei giovani, particolarmente sensibili ai temi della qualità e del “chilometro zero”. A seguire, il convegno è entrato nel vivo con Bertinelli che ha sottolineato come, in questi mesi, il consumo di Parmigiano Reggiano sia cresciuto del 6% in Italia e dell’’11% all’estero. «Negli ultimi quattro anni – ha spiegato il presidente, che ha di recente firmato un accordo con la Borsa Merci Telematica Italiana per la costituzione di un mercato online per il prodotto Dop di montagna – abbiamo visto aumentare la produzione di forme del 30%, un dato che ci fa arrivare a circa 4 milioni di forme all’anno». Nell’ambito di un discorso generale sull’economia non è mancato un riferimento al recovery fund: «Se davvero arrivassero questi fondi – ha aggiunto – credo che un progetto meritevole di attenzione sarebbe la creazione di un museo del Parmigiano Reggiano: in Italia non ci rendiamo conto che questo prodotto è considerato all’estero un simbolo tanto quanto il Colosseo, e porterebbe dalle nostre parti migliaia di turisti». Parola poi al presidente Frascari che ha illustrato i dati della vendemmia reggiana 2020, spiegando che i numeri si assestano su quelli del 2019, con circa 1 milione e mezzo di quintali di uva pigiati. «Nonostante il 2020 sia stato difficile per le regioni che tutti sappiamo – ha specificato – quest’anno ci siamo trovati a inizio vendemmia con l’11% in meno di giacenza rispetto all’anno scorso. Pur non essendo stata una vendemmia abbondante è stata comunque dignitosa». Infine, un accenno all’annunciata fusione del mondo vinicolo: »Dal 1° gennaio 2021 i consorzi di Modena, di Reggio e del Reno si fonderanno in un’unica entità: un passaggio, sancito con l’approvazione delle assemblee, che si rende necessario per portare avanti le nostre istanze con una voce più forte». —
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