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Per castagne e marroni è un anno speciale per qualità del raccolto

Adriano Arati
Per castagne e marroni è un anno speciale per qualità del raccolto

Piante più sane e forti grazie alla riduzione dello smog durante il lockdown. Anche le piogge estive hanno aiutato. Solo il 10-15% andrà a nutrire i maiali

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CARPINETI. Un anno speciale. Anche le castagne e i marroni si arrendono all’eccezionalità di questo 2020 così peculiare. Il più amato e presente frutto autunnale dell’Appennino ha vissuto mesi molto diversi dal solito, non necessariamente in senso negativo. Da un lato, certamente, sono venute a mancare le sagre e le altre iniziative in cui castagne fresche e lavorate venivano usate e commercializzate.

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Dall’altro, però, il 2020 ha regalato frutti di notevolissima qualità, e con pochissimi scarti rispetto al solito.

«Rispetto al solito ci sono pochissimi scarti, in certe annate le castagne e i marroni bacati, che si potevano usare solo come alimento per i maiali, erano molti, anche il 40% del totale. Quest’anno nelle nostre colture naturali, nei boschi dell’Appennino reggiano, siamo al 10%, 15%, una cifra davvero ridotta», racconta il carpinetano Marco Picciati, presidente del Consorzio Castanicoltori appenninica, coltivatore, agronomo ed esperto di produzioni tipiche.

Una prima occhiata conferma l’assunto: i marroni selezionati, quelli di dimensioni e aspetto migliori, sono bellissimi, lucenti, sani e tondeggianti, pronti solo per la stufa e i pentoloni.

LA PRODUZIONE

In termini assoluti, non è stato un anno di produzioni eccezionali come quantità, ma la qualità è davvero elevata, e pure le difficoltà del 2020 possono avere aiutato.

«È strano da dire, ma il lockdown forse non ha fatto male alle castagne. Fra marzo e aprile ci sono stati due mesi senza polveri sottili e inquinamento, e anche con un accenno di siccità le piante hanno retto benissimo e sono cresciute senza problemi. Anzi. In estate, poi, le piogge hanno aiutato. Grazie alla presenza di acqua, i castagni sono rimasti forti, solidi e anche le tipiche malattie delle piante hanno faticato a far danni, su piante sane e irrigate», spiega Picciati.

L’assenza di veicoli e di smog ha inciso, quindi, così come quei temporali costanti che hanno fatto dannare gli altri produttori agricoli fra giugno e luglio.

LE GRANDI MANOVRE

Da settembre sono iniziate poi le grandi manovre, con la pulizia dei boschi dalle foglie per favorire la raccolta, e le ultime settimane sono state quelle delle schiene piegate al suolo, per togliere i frutti dai ricci e sistemarli nei cesti e nei sacchi, in vista delle future operazioni.

Un’attività che ancora oggi è svolta in gran parte a mano, sia nella raccolta pura che poi nelle varie puliture, e che per tanti decenni ha rappresentato il momento di ritrovo delle famiglie. Persone sparpagliate per motivi di lavoro che tornavano a casa nei giorni autunnali per tirar su tutti i frutti in tempo utile. Dopo i mesi delle chiusure forzate, la tradizione è tornata di moda per tanti abitanti originari degli Appennini, pur in assenza delle sagre che rappresentavano l’occasione “pubblica”.

IN PENTOLA

Le soddisfazioni, per chi ha fatto i primissimi collaudi gastronomici in questi giorni di sole e vento fresco, non sono mancate. Una gran parte delle castagne – e in particolari dei ricercatissimi marroni, la specie più saporita e grande – verrà consumata in maniera diretta, sotto forma di caldarroste e castagne bollite. O meglio, per usare le parole della montagna, di “mondine” e “balussi”.

Le mondine sono le classiche castagne arrostite e sbucciate della “pelle”, preparate sulle piastre delle padelle, nei grandi pentoloni e – per chi può – sulle stufe a legna e sui camini, fatte saltare magari nella cenere in stracci imbevuti di lambrusco.

I “balussi” vengono fatti bollire sino ad ammorbidire la membrana esterna. Sotto le feste, poi, la farina e i frutti secchi diventeranno preziosi come base per i dolci.—

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