Sono una trentina di produttori che puntano sulla tradizione
Gli agricoltori curano anche altre produzioni: dalle mele alle noci, alle patate montane che si possono trovare in vendita nei negozi
carpineti
Il Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Reggiano raccoglie una trentina di produttori dalla collina sino al crinale, nella fascia di altitudine ideale per la crescita degli alberi del castagno e dei suoi vari innesti, a partire dal marrone.
Da anni collabora con la Regione e con gli enti locali e le realtà turistiche per la valorizzazione della castagna e della sua tradizione, una coltura che per secoli ha rappresentato la base per la sopravvivenza nelle poverissime zone rurali appenniniche.
Al suo interno, agricoltori, appassionati, persone che hanno riscoperto antiche tradizioni di famiglia o si sono imbattute in usanze di montagna che non conoscevano e che hanno deciso di sposare. Molti fra gli addetti curano anche altre colture, in questo periodo dell’anno e non solo, dalle mele tradizionali alle noci, arrivate a propria volta copiose nel 2020, alle patate di montagna. L’assenza delle principali manifestazioni ha rallentato il flusso, ma ora non è complicato trovare i frutti in tanti negozi e negli eventi superstiti, oltre che dai raccoglitori. In tutta la montagna, la tradizione della castagna è ancora ben presente e tante famiglie in questo periodo sono impegnate nella raccolta e nell’essicazione, anche nuclei che non fanno necessariamente dell’agricoltura la propria principale forma di lavoro.
Vi sono poi realtà pubbliche già consolidate, come il consorzio nato attorno al Seminario di Marola, la cooperativa di comunità dei Briganti di Cerreto e il futuro percorso della cooperativa di comunità di Cortogno di Casina. —
Adr.Ar.
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