Il sangue viaggia anche sui social fra paura, dubbi e morbosità
Numerosi i cittadini che hanno assistito alla sparatoria impassibili, facendo video e foto Tanti i giovani accalcati attorno alla piazza chiusa, alcuni “delusi per l’assenza di morti”
L’ANALISI
Leonardo Grilli
Dalle mascherine agli spari, dai drink al sangue e alla paura. I nove colpi sparati sabato sera in centro storico hanno ben presto monopolizzato le discussioni e i dibattiti dei reggiani. Sia quelli reali – di quanti erano usciti in città con amici e familiari – sia quelli virtuali, pubblicati e postati su migliaia di bacheche Facebook o Instagram.
Una nuova – ma neanche tanto – necessità, quella di mettere sui social fatti di cronaca nera ai quali si assiste, che si è confermata anche durante la sparatoria. E tanto ha fatto discutere.
gli “umarell” degli spari
A dimostrarlo sono i video, almeno due, girati in diretta da anonimi passanti e nei quali si assiste a tutta la scena degli spari. I giovani vicini a Lombardi, il 43enne che all’improvviso tira fuori la pistola e la punta contro il gruppo di ragazzi e gli spari, nove in rapida successione, in piazza del Monte.
Poi, sul finire, qualche istante di lamenti e urla delle vittime stese a terra, prima di spegnere la registrazione. Un filmato oggetto di molte critiche sui social, tutte dello stesso tenore: “Perché stare lì a registrare invece di scappare?”. Stesse critiche rivolte anche alle altre persone inquadrate di sfuggita nello stesso video che, allo stesso modo, restano impassibili a filmare o fotografare nonostante l’echeggiare sordo degli spari. Commenti a parte, sta di fatto che quella registrazione, pubblicata online anche sul sito del nostro quotidiano, ha fatto il giro dei telefoni e delle chat dei reggiani in pochi minuti, catalizzando l’attenzione e le paure di tanti. Non si contano le telefonate dei genitori terrorizzati ai propri figli per sincerarsi della loro salute e le richieste di tornare a casa immediatamente. Timori sinceri, smorzati da una prima versione dei fatti secondo cui a sparare era stata una scacciacani modificata, non in grado di uccidere.
i curiosi e la morbosità
Sarà stata forse questa narrazione, smentita solo ieri mattina una volta arrestato il criminale, a tranquillizzare moltissimi curiosi che si sono accalcati attorno ai cordoni di sicurezza messi a circondare piazza del Monte, completamente sigillata per permettere alla polizia scientifica di lavorare.
Decine di telefonini intenti a riprendere la scena, riempiendo delle stesse immagini Instagram e Facebook. Perché il sangue, si sa, viaggia più velocemente sui social che nelle vene.
Una morbosità tipica di un certo tipo di curiosità spettacolarizzata che ha spinto persino qualcuno dei ragazzini a lamentarsi ad alta voce per la mancanza di cadaveri da fotografare: “Dai, che peccato! Non c’è più nulla, neanche un morto”. Macabre idiozie a parte, passeggiando per tutto il centro storico, da via Toschi a piazza Gioberti, dalle 23 di sabato non si sentiva parlare d’altro che dei momenti di terrore in piazza del Monte.
le testimonianze
Preziosi invece sono stati i racconti di chi ha assistito alla scena, sapendo fornire anche qualche indicazione sulla strada presa da Lombardi dopo la sparatoria.
Tutte testimonianze concordi fra loro: il gruppetto di ragazzi stava discutendo animatamente con il 43enne, finché questi all’improvviso non ha iniziato a sparare contro di loro. Ad accorgersi dell’accaduto anche il portiere di turno all’hotel Posta, ovviamente aperto anche di notte, che ha nitidamente sentito i colpi d’arma da fuoco provenire dall’esterno del palazzo.
dai “neri” al “terrone”
Ma non è passato molto tempo che gli articoli e i post su Facebook hanno scatenato un secondo fenomeno a cui siamo tristemente abituati, il ciarpame dei soliti commenti fra il razzista e lo xenofobo.
In un primo momento, quando sembrava che protagonisti della sparatoria fossero state due baby gang di stranieri, i commentatori seriali si sono scatenati contro i “marocchini” in generale, accusati di “infettare la nostra città”. Poi, quando si è accertato che a sparare era stato un italiano, ma lo aveva fatto contro un gruppo di giovani stranieri e italiani di seconda generazione, si è passati a giustificarlo visto che “i marocchini o simili ormai pretendono rispetto da noi che li ospitiamo, forse a qualcuno non va giù questa loro arroganza”.
Ma la gloria concessa a Lombardi da un certo tipo di aberrante fauna social è durata ben poco, il tempo che si scoprisse la sua origine campana. E allora, da eroe, è presto diventato “il terrone”, vittima anche lui dei razzisti che prima lo osannavano. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google