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Era ricercato in tutta Italia Torna e viene arrestato

Era ricercato in tutta Italia Torna e viene arrestato

Il 37enne Mohamed Eddarif deve scontare un anno, tre mesi e venti giorni Con il fratello aveva gestito un giro di spaccio di cocaina tra il 2010 e il 2012

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CADELBOSCO SOPRA

Era ricercato in tutta Italia da almeno due anni. È stato arrestato nel Reggiano dai carabinieri della stazione di Cadelbosco Sopra grazie alla comparazione delle impronte digitali con quelle negli archivi delle forze dell’ordine.

In carcere è finito il 37enne Mohamed Eddarif, in Italia senza fissa dimora e sul quale pendeva, dal 2018, una condanna definitiva a un anno, tre mesi e 20 giorni per spaccio di stupefacenti, commesso nella Bassa reggiana dal 2010 al 2012.

A nulla gli sono serviti i diversi alias utilizzati per sfuggire ai controlli. Tornato nel Reggiano a distanza di 7 anni dall’arresto, il 37enne è stato intercettato a Cadelbosco Sopra dai carabinieri impegnati in una capillare attività di controllo del territorio.

Il ricercato è stato fermato in paese mentre, a piedi, si trovava in via Liuzzi. L’uomo non ha fornito documenti di identità ed è stato quindi accompagnato in caserma, dove i carabinieri lo hanno sottoposto poi all’identificazione attraverso le impronte digitali. Tra le varie identità registrate (i cosiddetti alias), i carabinieri sono risaliti così a quella reale e all’ordine di carcerazione che pendeva su Eddarif sin dal febbraio del 2018 per una condanna definitiva a un anno, tre mesi e 20 giorni di reclusione e 10.000 euro di multa per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. Nell’ottobre del 2013 Eddarif con il fratello era balzato agli “onori” delle cronache per le attività di spaccio nella Bassa reggiana. All’epoca negli ambienti erano conosciuti come “i nani” e gestivano lo spaccio di droga tra Correggio e Novellara. I carabinieri li arrestarono nonostante i due fratelli avessero fornito i clienti di ogni accorgimento possibile per restare sottotraccia, compreso un linguaggio da utilizzare al telefono per indicare di quante dosi si avesse bisogno.

Secondo quanto emerse, i due da dicembre 2010 al 2012 spacciavano cocaina con cadenza pressoché giornaliera, vendendola a 80 euro per dose.

Per non attirare le attenzioni delle forze dell’ordine, avevano addestrato i clienti a utilizzare un codice per ordinare le dosi: «sono da solo» corrispondeva a una dose, mentre «siamo in due» ad altrettante dosi. Nonostante cambiassero molto spesso le utenze telefoniche, i fratelli si premuravano che gli acquirenti avessero quanto prima il nuovo numero. Chi da tempo non si faceva sentire, veniva poi contattato per proporre “merce buona”. —

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