«Cambiati i ritmi e le abitudini ma la città si è fatta comunità»
L’assessore Sidoli racconta la situazione del commercio all’interno dell’esagono «Siamo al lavoro per la ripartenza e la riprogettazione di un nuovo ordinario»
reggio emilia
Un centro storico già gravato da alcune difficoltà, poi il Coronavirus, il lockdown, la crisi sanitaria ed economica e il cambiamento radicale delle abitudini di vita di tutti i cittadini. Per Reggio Emilia, così come per il resto del mondo, sono stati tempi duri che ancora non sembrano passati. E lo sono stati in particolare per le attività commerciali, i bar, i ristoranti e i negozi che abitano all’interno dell’esagono.
A raccontare quanto è accaduto e quanto è stato fatto è l’assessore a Commercio, attività produttive e valorizzazione del centro storico, Mariafrancesca Sidoli: «Il nostro ruolo in quel frangente è stato determinante: in costante contatto con le associazioni di categoria e la Regione, il Comune ha riorganizzato il lavoro velocemente, si è messo a disposizione dei cittadini per rispondere ai quesiti legislativi, inviando domande laddove sorgevano dubbi interpretativi. La Fase 2 ha messo in evidenza l’esigenza di lavorare per costruire una “nuova normalità”, caratterizzata da una decisa modifica degli stili di vita, dovuta al distanziamento fisico (e non sociale) e alle precauzioni per una necessaria convivenza con il Coronavirus. Le parole d’ordine sono state ripartenza, riprogettazione e adattamento ad un “nuovo ordinario”».
Diverse poi le iniziative adottate per favorire commercio e centro storico, come «l’estensione delle distese dei pubblici esercizi, favorendo l’utilizzo del plateatico/suolo pubblico nel rispetto della necessità di distanziamento fisico», o «l’esenzione del canone Cosap fino al 31 ottobre 2020 per tutte le concessioni delle distese da maggio ad oggi, suddivise per centro storico e restante territorio comunale: 26 concessioni in periferia e 140 in centro storico».
Decisivo, soprattutto per un esagono che pullula di attività di questo tipo, il tema della ristorazione e dei bar.
«Per rispondere all’esigenza dei pubblici esercizi – prosegue la Sidoli – che oggi diventa emergenza, ci siamo orientati su dehors semi aperti, posizionabili su maggiore estensione del centro storico perché maggiormente approvati, con elementi flessibili fra cui fioriere, paratie, corpi elettrici o funghi riscaldanti, le cui caratteristiche andranno inserite nella modifica del piano di valorizzazione del centro storico in vigore già dal 2005 che regolamenta i dehors intesi come distese: tavolini, sedie, ombrelloni e tutto quanto siamo soliti vedere posizionati nel periodo estivo».
Ci saranno quindi zone nelle quali quale i dehors «non potranno essere posizionati a causa dei vincoli paesaggistici inderogabili, zone dove sarà possibile poggiare i semi aperti ed altre, limitate, dove potranno posizionarsi i dehors chiusi. Ovviamente tutto questo deve seguire l’iter di approvazione amministrativo che prevede l’approvazione della Sopraintendenza». In attesa di ciò, intanto, da settembre l’assessorato della Sidolo ha invitato «le imprese interessate e condiviso con le associazioni di settore la possibilità già prevista nel decreto Rilancio del Governo di istruttoria veloce e semplificata dal punto di vista autorizzativo (senza parere della Sopraintendenza, ndr) per le richieste di nuove concessioni o di ampliamento delle superfici già concesse, disposizione poi prorogata al 31 dicembre. Questo ci sta permettendo di raccogliere le proposte dei gestori che sono intenzionati a posizionare un dehors semi aperto, in linea con il piano di valorizzazione del centro storico che stabilisce linee precise in tema di materiali e colori». —
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