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Crollano le entrate per 6 attività su 10 «Il 30% dei negozi chiuderà a breve»

Luigi Vinceti
Crollano le entrate per 6 attività su 10 «Il 30% dei negozi chiuderà a breve»

Sconfortante il quadro locale dipinto dalla Confcommercio «Fatturati in calo anche del 90%, situazione preoccupante»

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REGGIO EMILIA

Mancava proprio solo la sparatoria in piazza del Monte per dare un ulteriore choc al centro storico reggiano. Dopo l’arrivo della pandemia meno gente circola nei punti nevralgici della città e chi ne fa le spese sono gli imprenditori che operano all’interno dell’antico esagono. Rare le eccezioni. Lo confermano i dati raccolti dalla Confcommercio provinciale relativi al mese di agosto: solo quattro aziende su 10 hanno mantenuto stabile, o in lieve aumento, il fatturato. Per le altre i conti sono in calo.

«È la fotografia di un quadro preoccupante – afferma il presidente Davide Massarini – che si è protratto anche nelle settimane successive. Soffrono turismo, commercio, servizi. Troppi i fattori contrastanti. Hanno pesato ad esempio gli spostamenti delle date dei saldi e non ha certo giovato agli operatori cittadini il ritorno alla frequentazione del crinale appenninico in sostituzione delle vacanze tradizionali, per cui molti non hanno affrontato alcune abituali spese. Lo smart working, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, la chiusura protratta delle scuole si sono rivelati un dramma e il 60% degli esercizi ha patito un crollo del fatturato anche del 90%». Ora il 5% dei commercianti prevede di fermare l’attività entro la fine anno e un altro 25% non lo esclude, ritenendolo anzi molto probabile.

Cosa pensano i commercianti delle decisioni contenute nei decreti Covid?

«Solo il 13% dei commercianti ritiene siano misure sufficienti, mentre il 45% le giudica solo parzialmente efficaci ed il 42% del tutto inadeguate. Non mancano giudizi severi anche sui comportamenti delle amministrazioni locali con il 43% dei nostri associati che li ritiene insufficienti, il 51% inefficaci. Solo il 6%, svolgendo attività su cui le decisioni locali non incidono, non sollevano obiezioni. Viviamo un autunno difficile e per tanti il riequilibrio dipenderà dal tempo che manca ad avere un vaccino. Le conseguenze di questa situazione ricadranno anche sul 2021».

Quali sono i comparti più sofferenti?

«Le aziende di catering e banqueting, bar e ristoranti vanno supportati al più presto perché sono in affanno, così come le discoteche. Tutte attività che non traggono benefici dai Dpcm».

E le deleghe attribuite ai sindaci?

«Leggiamo che possono disporre delle chiusure al pubblico, dopo le 21, di vie e piazze dei centri urbani dove sono possibili assembramenti, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso per gli esercizi commerciali legittimamente aperti e per le abitazioni private. Su questi aspetti serve un confronto diretto. È indispensabile che la gente sappia che si possono frequentare in tutta sicurezza le attività commerciali ed i pubblici esercizi seguendo semplicemente le regole di base garantendo così quei momenti di serenità e di gioia che sono importanti per tutti. Reggio non sfugge alle conseguenze derivanti dallo smart working, che ha cancellato il business di colazioni e pranzi e il turismo non può dare alcun aiuto».

A queste considerazioni si associa poi la presidente della Commissione nazionale lavoro di Confcommercio, già presidente provinciale, Donatella Prampolini. «Alcuni settori – afferma – sono stati massacrati dal lockdown primaverile e le “terapie” messe in campo a livello nazionale sono troppo modeste o ridicole. Gli operatori commerciali cercano di resistere ma si stima che a fine anno possano essere quasi 270mila gli esercizi italiani che chiuderanno i battenti. C’è chi stringe i denti ma lo scenario è inimmaginabile. Serve una forte terapia».

In alcuni settori, conclude, gli effetti «saranno shoccanti. Basti pensare a bar e ristoranti che hanno perso tutti i buoni pasto di impiegati e studenti. E che dire dell’abbigliamento, con i negozi che hanno chiuso i battenti esponendo i capi invernali e hanno riaperto le vetrine quando era già avviata la stagione estiva. Si aggiunga la cancellazione degli eventi culturali, meeting e fiere mentre l’attività delle agenzie turistiche è praticamente azzerata. La crescita di vendite online ha infine pesantemente danneggiato tanti operatori di servizi locali».

La descrizione riflette fedelmente la situazione reggiana e Massarini ricorda che gli unici a trarre qualche vantaggio sono stati i pochi negozi di quartiere ,dove le famiglie si sono servite per ridurre gli spostamenti. Ma sono eccezioni e tutto il commercio cittadino sta pesantemente soffrendo per questa pandemia. —



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