Il presidente e ad del gruppo Comet è l’unico reggiano alla Mille Miglia
Il 62enne Paolo Bucchi al volante di una MG TB Sport del 1939, al suo fianco la moglie Maria Angela L’edizione 2020 della rievocazione storica sarà condizionata dal Covid e non transiterà da Reggio
REGGIO EMILIA
«Sono orgoglioso di essere additato come l’unico reggiano presente alla Mille Miglia 2020. Questa città mi ha dato moltissimo e da oltre trent’anni la mia attività si è svolta tra questa gente, che mi ha fatto sentire parte integrante di Reggio. Anche se sono di Salsomaggore». Così Paolo Bucchi, 62 anni, presidente e ad del gruppo Comet, parla della sua quinta partecipazione alla rievocazione storica della Mille Miglia che prenderà il via domani da Brescia.
Una gara di regolarità che ci ha abituati, nel tempo, a numeri certamente non replicabili in questo anno funestato dal Covid e che, per quanto riguarda la Mille Miglia, obbligherà gli appassionati a godere del veloce passaggio della carovana di 400 auto storiche, senza possibilità di avvicinare vetture e piloti.
«Mancheranno soprattutto gli stranieri – spiega Bucchi, pisano di nascita, parmigiano di residenza, ma ormai reggiano adottivo –. I sudamericani che contano alcuni top drivers importanti non verranno. La pattuglia degli olandesi che prevedeva 140 iscritti, ne vedrà al via forse una ventina. Anche altre nazioni non saranno presenti. Questo comporterà la maggior presenza di italiani. Ne risentirà, certamente, la competitività, condizione che chiunque salga in auto per partecipare alla “freccia Rossa”, acquisisce anche se è poco allenato come il sottoscritto. Quando accendi la macchina, vuoi fare risultato».
La Mille Miglia non transiterà da Reggio.
«E questo è un peccato, perché soprattutto per me, era sempre stato motivo di orgoglio e di emozione. Sentire proclamare il nome mio e di Maria Angela (la signora Snelli, ndc) mi procurava un brivido. Se abbiniamo anche il fatto che veniva citato il Gruppo Comet, che dire? Mi mancherà tutto questo».
A Salsomaggiore, invece, riceverà un grande tributo?
«Diciamo che come salsese ci sarà meno calore nel nominarmi».
Sarà al volante di una MG TB Sport del 1939. Una anteguerra sovralimentata che vanta un coefficiente importante: con 1.60 si può puntare a un bel risultato?
«Quel numerino che serve, attraverso un calcolo, a stabilire la classifica, è buono. Viene però assegnato per la storia della vettura, non del pilota. Scherzi a parte, l’anno scorso puntavo a entrare nei primi 80, ma fui sfortunato. Quest’anno diciamo che parto per migliorare quella previsione che poi non riuscii a confermare».
Colpa sua o della navigatrice?
«Gli errori più importanti che in questi anni mi hanno impedito di fare qualche risultato, sono sempre stati miei. Non lo dico per piaggeria, ma mia moglie come navigatrice è molto brava. Si sta allenando anche adesso mentre si sposta in casa, con il cronometro. Io, a parte la parte atletica che sto mantenendo attiva, vista la difficoltà di guidare una vettura simile per molte ore al giorno, non riesco a provare i passaggi sui pressostati che servirebbero per migliorarsi».
Risposta diplomatica?
«No, assolutamente. I diverbi li abbiamo avuti anche noi in gara e so che qualche coppia ha vissuto momenti difficili causa un’errata segnalazione o la velocità non rispettata. Gestiamo la corsa al limite delle nostre possibilità, consapevoli che quando scendiamo dall’auto è tutto finito. Mi consenta però di dire – ride divertito – che guidare è un po' più complicato che contare il tempo».
Da dove nasce la sua passione per le corse?
«Nonno Silvio fu pilota di caccia nel 116esimo Battaglione Aviatori durante la prima guerra mondiale. Mio padre Bruno aveva la passione ma non si interessò mai alle corse in qualità di pilota. Io diciamo che ho preso un po’ da uno e dall’altro. La passione come papà e la velocità, la competizione, come il nonno. Nel 2014 partecipai al Gran Premio Terre di Canossa, evento organizzato dalla Scuderia Tricolore di Reggio. Il suo presidente, Luigi Orlandini, mi affascinò mentre raccontava quanto fosse stupendo questo ambiente. Devo dire che fu persino troppo scarso nella sua valutazione. È meraviglioso. Da allora, cerco di partecipare a qualche evento dove condivido esperienze di amicizia importanti».
Ora è anche consigliere del Club Mille Miglia “Franco Mazzotti”. Come valuta questa sua carica?
«Impegnativa ma piacevolissima. Qui si respira la storia della Mille Miglia. Il club nacque nel 1958 per concentrare i partecipanti e i fondatori della Mille Miglia. Tra i primi firmatari di questo gruppo, Tazio Nuvolari e Stirling Moss. Mi emoziona sapere che piloti di quel calibro, siano stati tra quelle mura».
Qualcuno dirà che questa corsa è solo per ricchi snob e poco interessante.
«Iscriversi ha un costo significativo. Ma c’è competizione come in tutti gli sport, organizzazione e questo comporta dei costi. Ma quel che si deve tenere in considerazione è che la Mille Miglia è uno spettacolo a tutti gli effetti, nonché un museo viaggiante unico al mondo. Con auto scoperte come la mia, inoltre, si tratta di trascorrere tre giorni sotto il sole, la pioggia o tutto quanto il cielo vorrà mandarci. Una bella prova impegnativa». —
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