«La Casa de los niños è rifugio di tante famiglie disperate»
La toccante testimonianza di Aristide Gazzotti, missionario laico in Bolivia «Con la pandemia, mancano bombole d’ossigeno e scarseggiano medicine»
Toano
Approda alle pagine di Famiglia Cristiana il racconto della missione di Aristide Gazzotti, toanese da anni missionario alla “Casa de los Niños” a Cochabamba, nel centro della Bolivia.
Il principale settimanale cattolico ha infatti ospitato il racconto di questo periodo, segnato anche in Bolivia dall’emergenza coronavirus. Un racconto drammatico ma anche di impegno e speranza, quello di Gazzotti, che nell’ambito di un lungo articolo-diario racconta: «Siamo nati, come piccola associazione, nel 2003. Nel luglio di quell’anno, erano venute a visitarmi due amiche di Roteglia. Una visita che ha significato l’inizio della nostra semplice storia: Luciana era appena andata in pensione, ed Elisa aveva ricevuto come premio dai genitori un viaggio all’estero dopo essersi laureata. Io vivevo da anni qui, come missionario laico. Insieme ad amici boliviani, avevo appena preso in affitto una casa nella periferia di Cochabamba, dove cercavamo, con sforzi spesso vani, di strappare dalla strada bimbi e ragazzi scappati di casa».
Prosegue Gazzotti: «Negli anni è sorto, attorno a noi, non solo un villaggio, ma soprattutto una comunità che impara a crescere insieme, che cerca di mettere in secondo piano le difficoltà o i problemi personali per accogliere chi è più piccolo, debole o sofferente. Siamo ormai in 500, nel nostro villaggio, che porta il nome significativo di “Cittadella Arcobaleno”: 110 famiglie e 300 bambini». E parlando dell’attuale periodo e dell’epidemia, tinge un quadro molto impegnativo che necessita di sostegno: «In questi sei mesi di pandemia, la Casa de los Niños si è trasformata in centro di riferimento e di accoglienza per centinaia di famiglie che non sanno a chi rivolgersi. Apriamo le nostre porte. Ci stringiamo. Sono mesi difficili per tutti. Non si trovano più bombole di ossigeno, le medicine scarseggiano. Ospedali chiusi e terapie obsolete. Noi andiamo là dove ci chiamano. Ci muoviamo per città e dintorni, giorno e notte, cercando di portare sollievo a chi è invaso dal panico a causa dal virus. Raccogliamo i morti. Li portiamo alla sepoltura. Ci facciamo tante domande e viviamo tanti dubbi, ma ci accompagna l’ incoscienza luminosa di quel gesto di Gesù davanti a un lebbroso supplicante ai suoi piedi: Signore, se vuoi, puoi guarirmi».
Per sapere di più sull’attività della Casa de los Niños è possibile visitare il sito http://www.milongaproject.org/ong/asociacion-casa-de-los-ninos-cochabamba-bolivia/. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google