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Raccolta di abiti usati «Non va autorizzata» Doppia assoluzione

t.s.
Raccolta di abiti usati «Non va autorizzata» Doppia assoluzione

Il giudice scagiona l’imprenditore e l’autista del furgone La difesa: «Questi indumenti non equiparabili ai rifiuti»

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REGGIO EMILIA

Due posizioni diametralmente opposte in un processo con rito abbreviato.

Gli indumenti usati sono equiparati a rifiuti non pericolosi e pertanto per raccoglierli occorre avere la conseguente autorizzazione: questo sostiene la Procura che ieri ha chiesto una multa di 5mila euro sia per l’imprenditore 66enne Maurizio Giorgio Pasinetti (residente nel Comasco, a Cermenate, e difeso dall’avvocato Matteo Iotti), sia per il pakistano Muhammad Imran Javaid (residente nel Modenese, a Mirandola, tutelato dal legale Luca Mistrorigo).

Il primo è il titolare della ditta (Tecno Indumenti 64, con sede a Cermenate) che cinque anni fa aveva organizzato la raccolta di abiti usati, mentre il pakistano era alla guida del furgone che materialmente stava quel giorno facendo la raccolta casa per casa. Per gli inquirenti per raccogliere e trasportare quel tipo di indumenti occorre l’iscrizione-autorizzazione all’Albo nazionale gestori ambientali. Prerogativa per quei rifiuti non pericolosi con codice Cer 20 gennaio 2010 (relativo agli indumenti usati). Ma al momento del controllo questa iscrizione-autorizzazione non è risultata mai richiesta. Il pakistano aveva già raccolto oltre due quintali e mezzo di abiti usati quando gli agenti l’hanno bloccato per verificare se tutto fosse in regola nell’attività. L’azienda lombarda ha diversi centri di raccolta nel Nord Italia.

I difensori nelle arringhe hanno replicato, ritenendo infondata l’equiparazione abito usato-rifiuto, facendo leva non solo su una sentenza d’assoluzione già emessa da altro giudice che riguarda una terza persona coinvolta in questa storia, ma depositando anche una serie di decisioni di più ampio respiro (una sentenza della Corte di giustizia europea e il riferimento a direttive europee) che prevedono un trattamento libero di quel tipo d’abbigliamento.

Tesi difensiva avallata – al termine – dal giudice Chiara Alberti che ha assolto i due imputati «perché il fatto non sussiste». —

t.s.

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