Spari in centro, Lombardi resta dentro Il difensore: «Si era sentito aggredito»
Davanti al gip De Luca il 43enne parla per quaranta minuti: «La pistola rubata? L’ho trovata vicino a un cassonetto»
reggio emilia
Troppo grave quanto accaduto sabato notte in piazza del Monte per ottenere una misura diversa dalla carcerazione. Stiamo parlando degli spari in pieno centro storico e del 43enne Gaetano Lombardi che – fra il terrore dei passanti – ha ferito cinque ragazzi, mandandone uno in ospedale in condizioni serie (il 20enne italiano ha un polmone perforato e si trova tuttora ricoverato al Santa Maria Nuova).
A parte l’aula esternamente “assediata” da giornalisti, fotografi e cameraman – il tutto sotto l’occhio vigile delle guardie giurate che operano in tribunale – l’udienza di convalida non ha ieri mattina “regalato” tensioni o colpi di scena, a parte qualche puntualizzazione dell’arrestato come riferisce il suo legale al termine del passaggio giudiziario (iniziato alle 10.20 e chiusosi poco dopo le 11) svoltosi per legge a porte chiuse.
Capelli rasati, stretto nel giubbotto blu scuro, atteggiamento contrito di una persona provata, sempre seduto a fianco del suo difensore napoletano Giovanni Bianco che ben conosce perché come lui originario di Acerra: sono i “flash”, da fuori, dei quaranta minuti in cui Lombardi ha raccontato al gip Dario De Luca e alla pm Laura Galli (titolare del fascicolo) la sua verità.
Una confessione condita dal pentimento, con qualche punto però che rimane da approfondire da parte degli inquirenti.
Il 43enne – che vive in città e lavora come trasfertista per una ditta del settore ferroviario – ha detto in aula che sabato notte ha avuto un primo litigio con uno dei cinque giovani feriti («Ma non li conoscevo»), poi alcuni minuti dopo si sono reincontrati in piazza del Monte.
Qui, essendo armato, ha cominciato a sparare «perché si è sentito aggredito» ha specificato il difensore.
In pratica la conferma del movente dato fin dall’inizio alla polizia («Sono stati maleducati, mi è scattato qualcosa»). Incalzato dai cronisti, il legale dà anche la versione dell’arrestato su due “nodi” cruciali di questa delicata vicenda.
Come mai Lombardi è uscito di casa con quella pistola che probabilmente teneva nel borsello per poi estrarla in modo fulmineo? «Perché vive una situazione tesa, controversa, con l’ex compagno dell’ex convivente, ha fatto delle denunce». Fra l’altro il 43enne dall’ex convivente (sono separati) ha avuto un figlio e sulla gestione del bambino vi sono state delle problematiche dopo che i due si sono divisi, con tanto di denuncia di stalking nei confronti di Gaetano.
E l’arma – una Beretta modello 950, calibro 6,35 mm, piccola semiautomatica – che è risultata rubata a Reggio Calabria? Lapidaria la risposta. «Il mio assistito dice di averla trovata vicino ad un cassonetto».
Sugli spari – nove colpi, uno dopo l’altro, rincorrendo i ragazzi che istintivamente hanno iniziato a fuggire – l’avvocato Bianco vuole però gettare acqua sul fuoco, ritenendo l’episodio ingigantito: «Ha sparato con una pistola di piccolo calibro...». Pistola che durante la perquisizione della casa dello sparatore – alle due di notte – è stata trovata dai poliziotti della Mobile già ricaricata ed accuratamente nascosta sotto al lavandino, per non parlare dei vestiti che erano già finiti in lavatrice. Un blitz con arresto piuttosto rapido, in quanto Lombardi è stato riconosciuto nei filmati (di alcuni passanti e delle telecamere di sorveglianza presenti in centro) da un agente che ha avuto a che fare con lui in questura per delle querele presentate dal campano.
Nella deposizione di Lombardi c’è stato anche spazio per le scuse: «Sa di avere esagerato – specifica l’avvocato Bianco – e ha chiesto come stanno i feriti. Ora è a conoscenza che uno non è in pericolo di vita».
Nella quarantina di minuti dell’udienza c’è stato poi spazio per le richieste relative alla misura cautelare. La pm Galli vuole la carcerazione, confermando le accuse: tentato omicidio plurimo, lesioni, ricettazione e detenzione abusiva di arma comune da sparo. Invece la difesa ha puntato sugli arresti domiciliari, a casa dei familiari in Campania.
Poche ore dopo è giunta la decisione del giudice De Luca: il 43enne rimane in carcere alla Pulce. —
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