Cristoforetti: «Così il contributo dell’arte esce dalle nicchie»
Aterballetto tra gli ospiti di “Ad alta voce” la rassegna promossa da Coop Alleanza 3.0
L’evento
Farà tappa anche a Reggio Emilia oggi l’edizione 2020 di “Ad alta voce”, la rassegna culturale promossa da Coop Alleanza 3.0, che celebra il suo ventennale con un ricco calendario di appuntamenti fino a domenica, in una formula nuova che contempla eventi in presenza e collegamenti in streaming da luoghi simbolo delle città.
Il titolo dell’edizione 2020 di “Ad alta Voce” è “Libra. Parole per superare le distanze”; la manifestazione quest’anno animerà prevalentemente piazze virtuali con un nuovo format che però coglie e ripropone il significato della manifestazione: quello di unire le piazze, abbattere i confini, favorire l’evoluzione della società, far cooperare le persone. Alle 18 incomincerà lo streaming sul sito adaltavoce.it e sulla pagina facebook.com/CoopAdAltaVoce della tappa reggiana “Il coraggio di rimanere bambini. Coltivare la fantasia per non smettere di sognare”.
L’appuntamento, regia di Riccardo Marchesini, sarà condotto dal giornalista Luca Bottura che dialogherà con lo scrittore Luigi Garlando a cui seguiranno dalla Sala Tricolore del Comune di Reggio letture dell’attore Enrico Salimbeni con l’accompagnamento a cura di Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto. L’evento è fruibile in modalità streaming.
Le “Parole per superare le distanze” uniranno da nord a sud Pordenone, Venezia, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Cesena, Pesaro, Taranto, e Palermo. Si visiterà Palazzo Re Enzo a Bologna, la Biblioteca Malatestiana di Cesena, il Padiglione Venezia della Biennale, passando per la Sala del Tricolore del Comune di Reggio Emilia.
L’edizione 2020 ospita tra gli altri il regista Pupi Avati, la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, gli attori Ascanio Celestini, Michele Riondino e Isabella Ragonese, gli scrittori Paolo Giordano, Michela Murgia, Agnese Ciulla, la cantante Tosca e, per l’appunto, Aterballetto.
Gigi Cristoforetti, direttore generale della Fondazione nazionale della Danza, ha risposto ad alcune domande sull’evento.
Cosa significa partecipare al ventennale di “Ad alta voce”?
«Quando la nostra attività performativa riesce a rientrare in una dinamica sociale più ampia, e sviluppiamo nuovi partenariati, siamo contenti. Significa che il contributo dello spettacolo dal vivo e dell’arte riesce ad uscire dalle nicchie. Ed è un piacere poter contribuire a questa manifestazione».
“Ad alta voce” diffonde cultura. Come la cultura può aiutare a superare le distanze?
«Un contenuto culturale è il frutto dell’elaborazione di un pensiero, ed è il risultato di un’interrelazione con la società nel suo complesso, ma soprattutto con tanti individui. È sia uno stimolo personale che il motore di un processo sociale. La maggior parte delle problematiche dell’Europa, in particolare la chiusura in se stessi, e l’assenza di comprensione per fenomeni percepiti come minacciosi, nasce da una mancanza di capacità di elaborare oltre le risposte di pancia. La cultura è l’allenamento per la vita sociale e per la democrazia, come l’allenamento sportivo è la chiave per la salute del corpo». —
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