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“Abbello...” e “bianco”. L’ultimo anno di Camisasca, Monsignor baricentro

Stefano Scansani
“Abbello...” e “bianco”. L’ultimo anno di Camisasca, Monsignor baricentro

Centrale e influente per gli equilibri sociopolitici cittadini, il capo della diocesi è ritenuto antagonista dal mondo Lgbt+ e dei diritti

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REGGIO EMILIA. Fra un anno e nove giorni il vescovo di Reggio Emilia dovrà ottemperare al dettato del canone 401 §1 del Codice di diritto canonico. Al raggiungimento del suo 75° compleanno – il 3 novembre 2021 – Massimo Camisasca dovrà rassegnare le dimissioni. Cosa che per i laici significa andare in pensione.

È prevedibile che il Papa risponderà positivamente alla lettera del capo della Chiesa reggiana e nominerà immediatamente un successore. Imprevisto e imprevedibile, com’è ormai nella prassi di Bergoglio che riplasma le diocesi e spariglia i pronostici.

Trecentosettantaquattro giorni ancora: dunque non è ancora tempo di bilanci. Ma di considerazioni sì, non tanto sull’attività pastorale o sulla centralità di Camisasca nella vita sociale, perciò politica della città e del territorio. Ma su come l’ala sinistra del Pd, il fronte libertario, quello Arcobaleno che ha pure consiglieri in Comune e rappresentanti in enti e associazioni, sia ai ferri corti con Camisasca. Lo sberleffa anche.

Lo chiama “abbello”, che tradotto dallo slang romanesco potrebbe assomigliare a un “caro mio, chi ti credi di essere”.

Ad appellare così Camisasca è il presidente dell’Arcigay Gioconda di Reggio Emilia, Alberto Nicolini. Il post completo sul profilo Facebook: “Abbello, le nostre famiglie sono quelle da cui veniamo, ma anche quelle che formiamo. Fattene una ragione”.

Ad accendere il commento di Nicolini è stata la dichiarazione che il vescovo ha rilasciato a Telereggio sulla presa di posizione di Papa Bergoglio.

Riassunto. Il Pontefice nel docufilm “Francesco” del russo Evgeny Afineevsky, passato mercoledì alla Festa di Roma, afferma: “Gli omosessuali hanno diritto a vivere in una famiglia, sono figli di Dio, hanno diritto a una famiglia. Nessuno può essere cacciato da una famiglia, né gli si può rendere la vita impossibile per questo motivo. Quel che si deve fare è una legge sulla convivenza civile: hanno diritto ad una copertura legale. In passato ho difeso questo punto”.

Naturalmente la dichiarazione del Papa – emessa in un film documentario, perciò non come motu proprio o addirittura ex cathedra, non ha valore normativo – ha spiazzato tutti. Il clero innanzi tutto.

Quella del Pontefice è dunque un’autorevole opinione, un solenne auspicio che con cautela o con destrezza è stato pronunciato/infilato in un film. L’implosione nella gerarchia cattolica è infatti lì pronta ad avvenire.

Nel mentre il mondo Lgbtqi+ intonava l’Exultet, un collega della televisione reggiana ha intervistato il vescovo della diocesi. La sua risposta: “Il Papa ha detto una cosa importante: queste persone vanno accolte. Sono tutti figli di Dio. Ha detto che hanno diritto ad avere una famiglia, questa famiglia è quella dei loro genitori. Il Papa non ha equiparato le unioni civili al matrimonio. Il matrimonio è tra un uomo e una donna. Le unioni civili riguardano altre situazioni”.

Personalmente questa non mi pare un’esatta traduzione (ad litteram) del pensiero di Francesco, ma un’interpretazione. Poi ciascuno è libero di decodificare come gli pare.

È però evidente che Camisasca non esclude l’accoglienza degli omosessuali nella vita ecclesiale, ma che la loro famiglia è quella della provenienza (mamma e babbo loro), e che fra unione civile e matrimonio religioso di acqua ce ne corre.

Camisasca colto alla sprovvista dalle osservazioni di Francesco? Camisasca critico? Camisasca che obietta e dissente con una lettura “altra”? Certamente le uscite di Sua Santità mettono a dura, durissima prova le relazioni e le comprensioni, anche in ambito locale.

Nicolini, dopo il suo “abbello” ha aggiunto un ulteriore post dedicato alla dichiarazione del capo della diocesi: “Caro Camisasca, vescovo di Reggio Emilia... favorisco le parole del Papa. Non ha detto che gli omosessuali hanno diritto alla famiglia da cui provengono. Ha parlato proprio di unioni civili. La smetta di arrampicarsi sugli specchi, e si rassegni: le sue posizioni retrograde sono superate dalla Storia, ma soprattutto dalle persone reali, fuori dal palazzo”.

Quella del presidente di Arcigay Gioconda non è una battaglia concentrata sull’“episodio” ma la continuazione di una guerra. Avviata già nell’ottobre 2015 dall’allora e ancora consigliere comunale Pd Dario De Lucia con questa annotazione, sempre sui social: “Sentinelle in piedi, Forum della Famiglia e vescovo Camisasca sono un bel moloch di conservazione e propagatori di odio”.

La presa di posizione del più stravagante e dissonante dei consiglieri (che raccoglie il consenso proprio dal mondo Arcobaleno) provocò un duro confronto nella Sala del Tricolore, la minaccia o il rischio di lasciare il partito e, che noia, una spaccatura dentro il Pd. Ecco, mentre il vescovo-scrittore-musicologo di formazione ciellina è un riferimento sicuro e permanente per il Pd governativo e amministrativo, rappresenta al contrario un antagonista per l’ala sinistra, per il mondo di liberazione omosessuale, per quello che ha come punto fermo la laicità se non l’anticlericalismo militante.

Uno dei più recenti episodi di dissidio dentro il Pd è stata proprio la sollecitazione di Camisasca a progettare e proporre progetti per la ripresa dopo la prima ondata del Covid 19. Il consigliere di Forza Italia Claudio Bassi nell’aprile scorso propose la rogationem vescovile all’assemblea municipale. Manovra astuta. Il Pd per non sbriciolarsi preferì uscire dall’aula, e il sindaco Luca Vecchi era assente.

Altra vicenda, quella di agosto, quando la consigliera del Pd Fabiana Montanari attivista per i diritti umani Lgbtqi+ con Arcigay Gioconda, Famiglie Arcobaleno e Arci intervenne – sempre su Facebook – sulla contrarietà di Camisasca all’aborto in day hospital con metodo farmacologico (“La donna viene sempre più lasciata sola di fronte alla drammatica decisione”). Montanari: «È tutto il giorno che leggo questa notizia e penso ‘la commento o la ignoro?’. D’altronde chi parla è un uomo, bianco, vescovo, insomma un ennesimo privilegiato”.

Camisasca, “abbello” e “bianco”. L’approccio con il referente della religione cattolica è come minimo borgataro e razziale al contrario. Due le riflessioni. La prima è che se davvero consistono temi tanto stringenti per la città è utile che essi non siano sparati sui social, ma portati e discussi in consiglio comunale, senza che il Pd se ne esca lesto lesto dall’aula. La seconda è che se davvero la figura di Camisasca è così baricentrica e influente, per Reggio è il tempo giusto per riflettere e preparare ciò che potrà accadere agli equilibri sociopolitici e nella double face del Pd, quella cattolica osservante e quell’altra laica militante. Manca un anno.

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