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L’allerta dei dirigenti della nostra sanità «I dati sui ricoveri sono preoccupanti»

Leonardo Grilli
L’allerta dei dirigenti della nostra sanità «I dati sui ricoveri sono preoccupanti»

Sono 90 i reggiani in ospedale per Covid, una settimana fa erano 35 Il rischio di tornare ai numeri di marzo è ormai sempre più concreto 

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REGGIO EMILIA

Il ritorno alle drammatiche scene già vissute a marzo diventa, giorno dopo giorno, più che un rischio quasi una certezza. A confermarlo sono i dati sui contagi e sui ricoveri da Covid in provincia di Reggio Emilia, ormai in impennata da giorni all’interno di una parabola ascendente che non si vuole arrestare. Un quadro preoccupante oggetto, ieri pomeriggio, di una conferenza stampa lampo convocata all’ultimo momento dai vertici dell’Ausl provinciale, alcune fra le massime figure in ambito sanitario al centro della gestione della pandemia sul territorio.

Cristina Marchesi, direttore generale, Nicoletta Natalini, direttore sanitario, e Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero, non hanno usato mezzi termini: i dati sono «preoccupanti» e «c’è ben poco da stare allegri». Attualmente «stiamo intensificando l’attività diagnostica e il sistema di prevenzione funziona appieno – ha confermato la Marchesi –. Ma i casi stanno aumentando? Sì. I ricoveri stanno aumentando? Sì».

ALLERTA RICOVERI

Ancora più netto il direttore del presidio ospedaliero: «Il presidio del territorio da parte nostra è più efficace, le attività di indagine epidemiologica sono sistematiche e i presidi territoriali sono già attivi. A questo aggiungo che siamo più pronti, più consapevoli di ciò che ci potrebbe riservare, conosciamo meglio il Covid. Ma le buone notizie sono finite».

A partire soprattutto dai numeri sui reggiani ricoverati per Coronavirus. «Ad oggi siamo a 90 ricoverati totali – prosegue Mazzi – 21 dei quali in terapia intensiva e semintensiva. Il 7/8% dei positivi viene ricoverato e il 20% di loro va in terapia intensiva e semintensiva. Il 16 ottobre erano 35 i ricoverati complessivi. I dati attuali non ci confortano e serve rigore maggiore di quello già messo in campo. Il quadro è ancora in evoluzione ma i numeri ci danno la prospettiva di uno sviluppo esponenziale del contagio nell’arco dei cinque o sette giorni prossimi».

Attualmente infatti in tutta la provincia vi sono «sei posti letto Covid in terapia semintensiva – prosegue Mazzi – e 20 in intensiva. Ventisei totali quindi, 21 dei quali già occupati».

COME A MARZO

Per quanto riguarda l’età media dei positivi, invece, «quella più rappresentata fra i pazienti è più bassa di vent’anni rispetto agli 80-89 anni della prima ondata epidemiologica». Se gli anziani sembrano meno colpiti, questo non deve però far stare più sereni.

Il 12 di marzo, ricorda ancora Mazzi, «avevamo 87 ricoverati, 14 giorni dopo erano 543, la terribile notte del 26 marzo». Insomma, dai 90 ricoverati di oggi si potrà presto passare anche ora a numeri decisamente più drammatici. In una situazione, prosegue il direttore del presidio ospedalieri, decisamente diversa – verrebbe da dire più critica – di sette mesi fa: «Allora c’era il lockdown, l’attività programmata ambulatoriale e di ricovero era bloccata e l’unica patologia che arrivava in pronto soccorso era il Covid. Oggi non c’è il blocco, l’attività lavorativa continua e vediamo un virus che si manifesta in modo eterogeneo. Ci sono pazienti in rianimazione, semintensiva, acuti, subacuti e quelli che possono rimanere con ossigeno in lungodegenza o in strutture sociosanitarie. Inoltre in tutto questo è presente e viene trattata anche tutta l’altra patologia non Covid ed è questa la difficoltà maggiore di oggi, bilanciare entrambe le esigenze».

ospedali da riorganizzare

Difficile anche la riorganizzazione degli ospedali e dei reparti, probabilmente necessaria a breve. «Non possiamo creare delle aree Covid in poche stanze dentro un reparto – spiega Mazzi – perché si rischia di diffondere il contagio. Ogni volta che trasformiamo una parte dell’ospedale in Covid dobbiamo isolare l’intero settore, che quindi viene inevitabilmente sottratto ad altre patologie». Intanto, concludono i dirigenti, si sta già «ridimensionando l’offerta sanitaria» in vista del picco. —

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