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verso lo stop generale 

Metalmeccanici, assemblee a centinaia

Metalmeccanici, assemblee a centinaia

Enorme sforzo organizzativo di Fim, Fiom e Uilm per garantire le riunioni. Due ore di sciopero in Regione il 30 ottobre

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REGGIO EMILIA

C’è fermento nelle fabbriche reggiane in preparazione dello sciopero generale dei metalmeccanici del 5 novembre. Dopo gli scioperi spontanei, i metalmeccanici prendono la spinta per la nuova iniziativa di lotta che coinvolgerà tutte le aziende che applicano il contratto nazionale di Federmeccanica, senza perdere di vista la dinamica dell’epidemia Covid. Ieri pomeriggio sciopero anche alla Vimec di Luzzara mentre in serata sono state proclamate due ore di sciopero a livello regionale per venerdì 30 ottobre. Fim, Fiom e Uilm stanno svolgendo in questi giorni centinaia di riunioni sindacali con i lavoratori per confrontarsi, spiegare l’andamento della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale e ascoltare il punto di vista dei propri rappresentati. Ognuna delle 450 assemblee sindacali programmate si sta svolgendo in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle norme vigenti. «I lavoratori indossano dal primo all’ultimo minuto le mascherine, il distanziamento fisico di almeno un metro, spesso due metri, è sempre rispettato con precisione – spiegano i sindacati –, vengono areati i locali e in alcuni casi le assemblee avvengono direttamente in ambienti aperti». «Uno sforzo organizzativo enorme perché dove eravamo abituati a fare un’assemblea ne abbiamo svolte due o tre, dove se ne faceva una per turno ora ne facciamo anche 13 in alcune aziende come Interpump si è arrivati a 18 assemblee. Alla Argo Tractor a Fabbrico e San Martino per dividere i lavoratori in piccoli gruppi e garantire il rispetto delle norme sono state effettuate 38 micro riunioni dentro i locali aziendali», spiegano il segretario Fiom Cgil Simone Vecchi, il segretario Fim Cisl Giorgio Uriti e il segretario Uilm Uil Jacopo Scialla. Dalle assemblee emergono tre urgenze: sicurezza, occupazione, rinnovo adeguato del contratto, a partire dal salario. «Ci chiedono che le condizioni di sicurezza ottenute in azienda vengano estese in tutti i luoghi, anche fuori dalle fabbriche, e che non si abbassi la guardia – sottolineano i sindacalisti –. Al sindacato confederale si chiede di non mollare sul blocco dei licenziamenti, ritenendo assurdo che il Governo cambi idea proprio ora che si sta tornando dentro a un nuovo picco epidemico. Infine, ci chiedono con forza che il Covid non venga utilizzato come alibi per non riconoscere aumenti salariali». Già lo scorso 7 ottobre i sindacati nazionali dei metalmeccanici hanno proclamato lo stato di agitazione in risposta all’intransigenza di Federmeccanica sul salario. Gli industriali proponevano infatti un modello di aumento salariale che di fatto avrebbe cancellato l’aumento del salario reale. «C’è una parte degli industriali che non vuole più fare il contratto collettivo nazionale, vuole passare alla contrattazione individuale – rincarano Vecchi, Uriti e Scialla –. Qualcuno la chiama “meritocrazia” ma è solo un ritorno all’Ottocento. I lavoratori non ci stanno, per questo scioperano». —

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