Palazzo da Mosto punto d’incontro tra arte cultura e formazione
Lo splendido complesso rinascimentale di proprietà della Fondazione Manodori è sede di mostre, ospita lo studentato di Unimore e sei classi della scuola “Aosta”
REGGIO EMILIA
Con l’ingresso, che avverrà nei prossimi giorni, di alcune classi dell’Istituto Musicale Peri-Merulo si completa il pieno utilizzo dello storico Palazzo da Mosto di proprietà della Fondazione Manodori. Il palazzo rinascimentale risalente alla fine del 1400 oltre a essere dal 2015 sede espositiva utilizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani, ospita anche lo studentato di Unimore e, nell’ambito del progetto del Comune “Scuola diffusa”, sei classi della scuola media Aosta. Si potrebbe dire che Palazzo da Mosto torna alle sue origini essendo stato acquistato nel 1860 dal Sacro Monte di Pietà presieduto dal conte Pietro Manodori per farne il primo asilo d’infanzia in Italia gratuito e aperto a tutti. Un’esperienza educativa che oggi continua anche se in forme diverse.
A presentare Palazzo da Mosto come «punto di incontro di arte, cultura, formazione e scuola» sono stati ieri il presidente della Fondazione Manodori, Romano Sassatelli, il sindaco Luca Vecchi, l’assessore Raffaella Curioni, il rettore di Unimore, Carlo Adolfo Porro, il direttore dell’Istituto Superiore Peri-Merulo, Marco Fiorini, il direttore della Fondazione Palazzo Magnani, Davide Zanichelli e la dirigente scolastica dell’Istituto Aosta Elena Ferrari. Tutti concordi nel sottolineare che si tratta di «uno spazio polivalente, a disposizione della comunità e luogo di una costante contaminazione». I reggiani che fino a pochi anni fa non avevano avuto la possibilità di visitare lo splendido complesso rinascimentale che comprende anche l’attiguo Palazzo delle Ancelle, potranno ora riappropriarsi di un pezzo della storia di Reggio e vederlo nuovamente a disposizione della collettività. Una scelta che la Manodori ha compiuto dopo aver incontrato enti e associazioni e svolto un sondaggio nel quale era stato chiesto ai reggiani di indicare l’utilizzo a cui destinare Palazzo da Mosto e dal quale è emerso che la sua destinazione non poteva che essere un contenitore culturale ed educativo.
«Palazzo da Mosto esprime appieno il valore dell’educazione e della cultura, che fanno parte di una vocazione della nostra collettività e della Manodori – ha detto il presidente Romano Sassatelli – e diventa un’opportunità per tessere una rete di relazioni e promuovere la coesione sociale, in questa fase in cui è fondamentale investire su cultura ed educazione».
A porre l’accento sull’esperienza del progetto scuola diffusa per una istruzione in sicurezza ai tempi del Covid è stato invece il sindaco Luca Vecchi. Prendendo spunto dal fatto che a Palazzo da Mosto sono state allestite aule per l’istituto Aosta, ha sottolineato che «nel rispetto dell’autonomia scolastica è intenzione del Comune proseguire con il modello di scuola diffusa che sa contaminarsi con la realtà circostante. Palazzo da Mosto racchiude in sé la capacità di Reggio di coniugare il recupero di pezzi di città e di innovare e dar vita a una realtà laboratorio in cui discipline diverse si incontrano e dialogano».
Dello studentato realizzato a Palazzo delle Ancelle ha parlato invece il rettore di Unimore Carlo Adolfo Porro rimarcando come «la casa per gli studenti inaugurata due anni fa sia sempre a pieno regime» e sottolineando «il rapporto di stretta collaborazione con Comune e Curia che porterà a realizzare altre strutture utili anche per la formazione post laurea». A confermare che «Palazzo da Mosto resterà sede di mostre, rassegne e proposte di didattica per gli studenti» è stato il direttore della Fondazione Palazzo Magnani Davide Zanichelli, ricordando anche che «continuerà ad ospitare rassegne in cui s’incontrano danza, musica, arte, storia, letteratura, e si trasforma in palcoscenico per ballerini e musicisti, in collaborazione con Teatri e Aterballetto».
Da ultimo a sottolineare come «Palazzo da Mosto sia il luogo ideale per sviluppare attività didattiche e formative legate alle arti visive e come la necessità di popolare spazi diversi da quelli abituali rappresenti un’occasione di crescita e di arricchimento e di scoprire un nuovo modo di connettersi con la realtà», è stata la dirigente scolastica Elena Ferrari. —
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