«Temevo mi mandassero i Servizi e che venissero a togliermi i figli»
Val d’Enza: al processo contro gli ex vertici della polizia locale, la testimonianza dei colleghi di lavoro
Ambra Prati
VAL D’ENZA
«Almeno una dozzina di volte mi sono recato al comando di Montecchio per portare documenti o attrezzature, da Fabbiani, e ho visto che durante le ore di servizio Fabbiani e Pallai facevano degli “happy hour”, degli aperitivi dove venivano invitati solo i fedelissimi della coppia. Brindavano anche il giorno in cui è morto, per malattia, un nostro collega».
Questa la deposizione da brivido di uno dei cinque agenti della polizia municipale Val d’Enza – costituitosi parte civile e rappresentato insieme agli altri dall’avvocato Ernesto D’Andrea – che ieri è comparso in tribunale nel processo che vede alla sbarra gli ex vertici del corpo. Nell’estate del 2018 l’indagine, condotta dai carabinieri e coordinata dal pm Valentina Salvi, ha scoperchiato una gestione da parte dell’allora vicecomandante, che avrebbe spadroneggiato all’interno del comando, soprannominato ironicamente “casa Fabbiani”. Alla sbarra sono finiti Tito Fabbiani (ritenuto dall’accusa al centro degli illeciti e accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, truffa e maltrattamenti), la compagna e collega Annalisa Pallai (per truffa) e l’allora comandante Cristina Caggiati (per abuso d’ufficio in concorso e omessa denuncia).
I tre imputati sono già stati licenziati dall’Unione, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Franco Mazza.
L’agente ieri – del quale non faremo il nome, ha deposto dietro al paravento – ha confermato le vessazioni psicologiche. «Appena assunto Fabbiani mi ha detto molto chiaramente che, per fare carriera e non avere problemi, avrei assunto servizio nella sede di Sant’Ilario e sarei diventato il suo delatore: dovevo riferirgli tutto quanto veniva detto contro i vertici del corpo». Gli aperitivi, definiti “settimanali”, sono stati confermati da una seconda testimone, anche lei dietro al paravento: una impiegata amministrativa che si occupava dell’Ufficio Personale dell’Unione Val d’Enza e aveva il compito di fare da raccordo con la Municipale. Anche nel suo primo giorno di lavoro, ha raccontato la dipendente, Fabbiani ha replicato l’avvertimento: «Andrà tutto bene, se ti comporti come si deve». La donna, con la voce più volte incrinata dall’emozione, ha dipinto un quadro a tinte fosche, confermando favoritismi al “cerchio magico” («una coppia di agenti che stavano insieme veniva messa insieme nei turni migliori»), maltrattamenti per chi non ci stava («ho visto uomini di 50 anni piangere umiliati perché messi a lavare le auto di servizio tutto il tempo, tutti volevano spostarsi»; «turni sfavorevoli, come ore e ore di telelaser sotto il sole cocente per un agente che si è sentito male per un colpo di calore»), interferenze continue («sugli agenti in malattia era Fabbiani a ordinare a chi mandare le visite fiscali e a chi no»), strane sparizioni di documenti («scomparivano di continuo atti amministrativi e dei concorsi, finché nel 2010 noi impiegati ci siamo spostati nella sede di Barco»). Secondo la 38enne anche dopo il trasferimento a Barco la longa manus della coppia avrebbe continuato a farsi sentire con modalità ritorsive. «Fabbiani veniva di rado, Pallai quasi ogni giorno, per portare a mano le fatture giustificative della Municipale. E bastava un piccolo errore per essere additati e messi sotto accusa: mi hanno contestato una timbratura alle 7.01 anziché alle 7.02, ho ricevuto un richiamo amministrativo. Non dormivo più, avevo attacchi di panico. Ero talmente terrorizzata che temevo se la prendessero non solo con me, ma con la famiglia, che mi mandassero gli assistenti sociali per togliermi i figli». Incalzata dal difensore di Fabbiani, l’avvocato Gabriele Riatti, la donna ha ammesso che in parte si trattava di sue suggestioni e ha confermato che le minacce ricevute («ti veniamo a cercare») non hanno avuto seguito. «Non posso dire con certezza che siano stati loro. Però è quello che mi ha fatto decidere ad andarmene. Ora lavoro per un’importante agenzia di marketing: ho cambiato mail, cambiato cellulare, ho rotto i ponti per dimenticare», ha detto.
La prossima udienza si terrà il 6 novembre, quando si proseguirà con la lunga lista di testimoni dell’accusa. —
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