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le indagini 

Fra le ipotesi anche il dolo

l. g.

I danni sono enormi Il socio di maggioranza: «Escludo il corto circuito Il materiale infiammabile c’è ma non in grandi quantità» 

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reggio emilia

Danni enormi, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Praticamente tutto ciò che era contenuto nella sede di Agriservice è andato in fumo, così come totalmente distrutto dalle fiamme è stato anche l’edificio stesso, un capannone di circa 1.500 metri quadrati, ora trasformato in uno scheletro scoperchiato pieno di cenere e macchinari carbonizzati.

i danni

La società, veniva spiegato ieri in via Agnoletti, è assicurata per incidenti di questo tipo. Precauzione che non è stata di nessun conforto ai titolari e alla ventina di dipendenti.

Dal 2011 divisione del gruppo Rama motori Spa (che ha sede poco più avanti), Agriservice è specializzata nella distribuzione in tutta Italia di ricambi per macchine da giardino, ma anche nella vendita all’ingrosso e al dettaglio di prodotti correlati, come attrezzature da giardinaggio, componenti o prodotti per professionisti. Ma dentro al capannone, ieri mattina, c’era molta più merce di quanta viene esposta solitamente. Prodotti che non erano stati venduti nei mesi scorsi a causa del Covid e che erano rimasti sugli scaffali del magazzino in attesa di essere smaltiti. Distrutti, anch’essi, dal rogo che ha messo in ginocchio la ditta.

le possibilitÀ

Davanti al capannone divorato dal fuoco, ieri c’era anche il socio di maggioranza di Agriservice, Dante Bellamico.

Incredulo e sgomento per quanto stava accadendo: «Mi ha avvisato la donna delle pulizie – racconta – e sono arrivato qui che l’incendio era già sviluppato. Non saprei dire cosa abbia fatto partire le fiamme, solitamente teniamo in carica le batterie dei mezzi in esposizione ma durante il fine settimana stacchiamo sempre tutto. Escludo che la causa possa essere stata un corto circuito. Anche di materiale infiammabile ce n’è, ma non in grandi quantità».

Ed è proprio su questo punto, l’origine dell’incendio, che ora si stanno concentrando le attenzioni di vigili del fuoco e carabinieri. Secondo quanto raccontato dall’unica testimone dei fatti, l’addetta alle pulizie e custode dell’azienda, tutto è partito da un bidone per l’olio esausto posizionato all’esterno della struttura.

Il boato sentito dalla donna fa pensare a un’esplosione del barile, ma cosa l’abbia causata è ancora tutto da scoprire. Tanto che tra le ipotesi in campo non è stata esclusa nemmeno l’azione dolosa di qualcuno. Quel che è certo è che il fuoco, una volta entrato nel capannone da uno dei grossi finestroni, si è propagato a velocità impressionante, rinvigorito dai cartoni e dagli idrocarburi presenti all’interno. —

l. g.

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