«La comunità ritrova uno spazio di identità»
Don Acerbi saluta l’inaugurazione pensando agli ultimi anni «Alcune cose, come un sisma, ci mettono alla prova»
REGGIOLO
L’allora parroco di Reggiolo don Gino Bolognesi – poi trasferito all’Unità Pastorale Fabbrico-Campagnola – l’aveva detto nel luglio del 2012: «La chiesa sarà pronta, se tutto va bene, nel 2020». Aveva ragione. Ci sono voluti otto anni e cinque mesi per l’esattezza.
«Come siamo messi? Quando riapre la chiesa?». Quante volte queste domande sono state ripetute dai cittadini all’attuale parroco di Reggiolo.
«Ora ci siamo! – risponde don Francesco Avanzi – Riapriamo! Non abbiamo fatto tutto quello che sarebbe stato bello fare, ma sicuramente tutto quello che era possibile. E forse qualcosa di più. E tanto rimane ancora da fare, i lavori all’edificio andranno avanti ancora per parecchio tempo. Mi sono reso conto in questi anni che la nostra chiesa è un patrimonio inestimabile e che noi, cittadini di Reggiolo, abbiamo bisogno di identificarci in luoghi, dal forte valore simbolico, come la chiesa e la piazza».
«Per questo, tra l’altro, la maggior parte del costo della ricostruzione è stato sostenuto dall’ente pubblico, proprio per il valore riconosciuto all’opera da ogni punto di vista. Noi siamo in fondo la nostra storia, dobbiamo ricordare e fondarci lì – va avanti – Ritrovare l’unità e l’identità della nostra comunità. La rinnovata chiesa parrocchiale e il futuro nuovo oratorio saranno entrambi bei doni che consegneremo alle nuove generazioni».
«La Casa della Comunità usata in questi anni ha svolto dignitosamente il suo compito – prosegue don Avanzi – Per certi aspetti, anzi, la rimpiangeremo, piccola e raccolta creava senso di appartenenza e calore. Ma ora la nostra comunità ha proprio bisogno di un vero luogo di preghiera, spazioso, bello e curato, dove le invocazioni salgano in alto anche simbolicamente, e dove la bellezza ci aiuti a dialogare con Dio, dove gli spazi e i riti siano belli e adatti, dove la comunità si possa riconoscere».
«Alcune cose nella vita accadono e non le puoi cambiare o scegliere, per esempio il terremoto del maggio 2012 o il Covid 19 – conclude, infine, il sacerdote di Reggiolo – Ci mettono alla prova, ci interrogano sul senso della vita, ci chiedono di cambiare. Di andare oltre, certo, e nel contempo di non dimenticare, di non rimanere gli stessi, di ripartire, di cambiare. Ci auguriamo in meglio». —
M.P.
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