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«Per Pratissolo nessuna forzatura Ora procederemo per vie legali»

Adriano Arati
Il complesso industriale a Pratissolo
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Il complesso industriale a Pratissolo

Scandiano, parla Scianti, titolare della Real Invest, l’immobiliare che nel 2018 ha venduto il terreno alla Bocedi

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SCANDIANO. Nessuna forzatura e nessun favoritismo per la costruzione del nuovo stabilimento industriale di Pratissolo, l’imponente edificio realizzato dall’azienda meccatronica Bocedi all’incrocio con l’ex statale che tanto sta facendo discutere per il suo impatto ambientale. Dopo mesi di polemiche, segnate dalla nascita di un comitato, prende la parola uno dei principali protagonisti della vicenda, Ivan Scianti, titolare della Real Invest, l’azienda immobiliare che nel 2018 ha venduto l’area artigianale alla Bocedi. Molte contestazioni riguardano infatti i provvedimenti urbanistici comunali emanati nel periodo in cui il terreno era di proprietà della Real Invest. Ed è proprio su questo punto che Scianti prende la parola, annunciando azioni legali contro chi ha diffuso quelle che definisce «insinuazioni».

«Sono state fatte dichiarazioni tecnicamente inesatte, spiacevoli e tendenziose, non rispondenti alla realtà dei fatti, atti e comportamenti. Abbiamo atteso mesi affinché tutte le persone coinvolte, cittadini compresi, avessero il tempo e il modo di informarsi sull’iter procedurale che ha portato alla situazione attuale dell’area, consci di aver agito sempre nella massima trasparenza e legalità», spiega Scianti.

Il titolare della società ripercorre le varie tappe che hanno portato a oggi, rivelando che nel 2015 era emersa l’idea, bocciata dal Comune, di trasformare l’area in un supermercato. «Real Invest ha mantenuto sempre un’assoluta osservanza delle norme e prassi amministrative. È anche doveroso specificare che nessuna variante urbanistica è stata mai concessa ad hoc per quell’area», ribadisce. E precisa che i provvedimenti riguardano un arco temporale in cui la sua società non era proprietaria della zona: «Le scelte e destinazioni urbanistiche che hanno interessato anche e non solo l’area di nostra proprietà rispondono a scelte strategiche del Comune di Scandiano avviate e contenute nel Psc 2009, approvato nel 2011, quindi antecedenti l’acquisto del lotto da parte di Real Invest».

Il primo tentativo di vendere l’area è della fine del 2015, «a fronte di diversi contatti da parte di aziende operanti nel settore della grande distribuzione, nel dicembre 2015 è stata depositata una nostra richiesta di variante di destinazione d’uso da zona definita artigianale/industriale ad area commerciale idonea a ospitare strutture medio/piccole di vendita. Richiesta che non è stata approvata dal Comune di Scandiano». A fine 2018, poi, il passaggio: «L’azienda Bocedi srl ha manifestato interesse nell’acquisizione di una parte del lotto, con le sue già esistenti e regolamentate destinazione urbanistica e capacità edificatoria. Nell’assoluta trasparenza delle procedure urbanistico edilizie, abbiamo quindi concluso la compravendita con un’azienda che porterà commercio ed occupazione in un periodo sociale ed economico difficile».

Scianti non contesta il tema ambientale quanto le accuse di aver goduto di canali preferenziali: sulla costruzione, riconosce, «ognuno è ovviamente libero di esprimersi secondo le proprie sensibilità estetiche ed ambientali». Ma «ciò su cui non possiamo come azienda transigere è la correttezza e l’integrità del nostro agire. Nessun “lato oscuro”, né “grossa forzatura”, ne “valzer di varianti”, né l’insinuazione di chissà quali favoritismi può essere attribuito alla nostra azienda e alle persone che la compongono che sono state così pesantemente coinvolte negli interventi di questi mesi».

L’impatto delle accuse è stato pesante, anche a livello umano per operatori che a Scandiano vivono da sempre: «Insinuare queste cose determina responsabilità penali e civili in quanto duole alla reputazione e all’immagine non solo dell’azienda ma anche delle persone che la compongono e delle loro famiglie». Da lì, la decisione di procedere per vie legali per difendere la reputazione della Real Invest, «così gravemente pregiudicata da quanto pubblicato e diffuso».
 

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