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castelnovo monti, il processo 

Affidi, per stalking chiesti al padre i danni da 5 assistenti sociali

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castelnovo monti

Incardinando il processo, è partito il primo atto – sono infatti due i procedimenti a carico dell’imputato castelnovese – di una vicenda che era nata anni addietro da una separazione difficile, proseguita con l’affidamento di tre ragazzini di 17, 12 e 8 anni ai servizi sociali, costellata di denunce per offese da parte del padre dei minori a chi opera nel servizio sociale e al sindaco Enrico Bini (due querele sono sfociate nel rinvio a giudizio) e un provvedimento cautelare di allontanamento, scattato in giugno, sempre a carico dell’uomo, emesso dal gip per condotte moleste verso cinque operatrici del servizio sociale di Castelnovo Monti. In aula l’imputato non c’è, come neppure le assistenti sociali (fra cui la responsabile del servizio) che comunque si sono costituite parte civile tramite i legali Marco Scarpati, Rosanna Beifiori e Nicola Termanini. In scena anche l’Unione dei Comuni dell’Appennino reggiano (a cui fa capo il servizio in cui lavorano le cinque assistenti sociali): l’ente attraverso il proprio legale si è costituito parte civile. Una “mossa” contrastata dal difensore dell’imputato – cioè l’avvocato Pasqualino Miraglia, in sostituzione del collega Francesco Miraglia – ma la sua tesi («L’Unione non ha avuto nessun danno») non è stata accolta dal giudice Silvia Guareschi che poi ha disposto un lungo rinvio del processo (il 16 dicembre del prossimo anno, per sentire le parti offese). Il castelnovese è accusato dal pm Iacopo Berardi (titolare del fascicolo) di atti persecutori e resistenza a pubblico ufficiale (nei confronti delle cinque assistenti sociali), ma anche di diffamazione (solo nei riguardi della responsabile del servizio). —

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