Un restauro ambizioso nel rispetto dell’opera del grande Manfredini
reggio emilia
Di epoca in epoca, di padre in figlio, generazione dopo generazione. L’ormai ex seminario vescovile, oggi inserito anche nei libri di architettura, fu inaugurato nel 1954 ed è opera del noto architetto reggiano Enea Manfredini (1916-2008), protagonista del movimento razionalista e di gran parte della ricostruzione postbellica di Reggio Emilia. Professionista in contatto con i più attivi architetti del dopoguerra e in particolare con Marco Albini, con cui firmò la realizzazione di alcuni quartieri, Enea Manfredini si fece realizzatore dello sforzo effettuato dal 1946 al 1954 da una Diocesi uscita drammaticamente dalla guerra e che cercava una sede adeguata alla formazione dei sacerdoti.
Ma tante sono le opere che la città deve a Mandrefini. Nel 1945 iniziò infatti a lavorare alla progettazione dell’ospedale Santa Maria Nuova, al quale seguirono gli ospedale di Montecchio e di Guastalla. Non solo. L’architetto si dedicò alla progettazione di interi quartieri della città.
Suo il complesso Betulla 21, in via Fratelli Rosselli, le case Ina alla Rosta Nuova e in via Bismantova. Opere fondamentali per l’urbanistica cittadina.
Ma grande fu anche la collaborazione tra Manfredini e la diocesi. Il seminario, con la sua cappella e la sua cripta, fu seguito poi dalle chiese della Vecchia, di Sant’Antonio in città, di Aiola, dalla cappella dell’arcispedale e quella dell’obitorio, di San Paolo in città, di San Gaetano ad Albinea, del Buon Pastore in città, della Consolata e di Sant’Antonio a Sassuolo. Importante anche il restauro e la ristrutturazione dei locali della Curia. —
l. g.
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