«Cassa integrazione e contributi per salvare il settore di base»
Manzotti, docente alla Luiss ed ex dirigente della Fondazione Sport «L’unica soluzione è gestire il momento come stato di calamità»
L’INTERVISTA
NICOLò VALLI
«Purtroppo il settore sportivo di base va verso il dissesto». Ad affermarlo, sulla base della sua decennale esperienza nell’ambiente, è Alberto Manzotti, ex dirigente della Fondazione per lo Sport ed oggi docente universitario di finanza d’impresa presso la Luiss di Roma. Manzotti, dirigente reggiano attivo anche nel ramo dell’imprenditoria, giudica come altamente negative le misure inserite nel nuovo decreto ministeriale, che rischiano di mandare ko numerosi club oltre a palestre e piscine.
Manzotti, qual è la situazione dello sport dopo l’ultimo Dpcm?
«Le società sono in una situazione devastante, soprattutto quelle che hanno in concessione gli impianti sportivi. Il lockdown primaverile aveva messo in ginocchio lo sport dilettantistico che aveva poi provato a rialzarsi, ma questa nuova chiusura rischia di far morire numerose realtà».
Siamo ad un punto di non ritorno?
«Alcune di queste società sono indebitate, mentre altre devono invece far fronte ad un calo di fatturato veramente notevole rispetto all’anno precedente, difficilmente ammortizzabile perché ci sono comunque dei costi fissi».
Eppure il governo ha promesso aiuti concreti immediati ...
«Va fatta una distinzione profonda tra centri pubblici e privati: quelli pubblici vanno per la maggiore e vengono assegnati dai comuni in concessione, con accordi economici ora da riequilibrare in base all’articolo 216 del Decreto Rilancio uscito in agosto; per queste strutture molto spesso manca però la liquidità necessaria. I centri privati sono invece soggetti autonomi comparabili ai ristoratori, e riceveranno l’indennizzo per coprire il periodo di chiusura».
Cosa intende quando fa riferimento al mancato sostegno verso i campi sportivi pubblici?
«Nel già citato Decreto Rilancio erano stati previsti più soldi per le amministrazioni comunali, da girare poi direttamente a chi gestisce centri di natura pubblica. Sulla carta era un’ottima idea: peccato però che quei soldi non siano mai arrivati interamente ai Comuni, anch’essi colpiti duramente dal Covid».
Quali misure adottare, dunque, per limitare il più possibile i danni tenendo acceso il fuoco dello sport?
«L’unica soluzione è gestire il momento come stato di calamità: via libera immediata alla cassa integrazione oltre ad un contributo per pagare gli affitti ed ulteriori moratorie sui mutui. Queste sarebbero solo alcune delle prossime mosse da fare, fermo restando che - conclude il professor Manzotti - gli incassi che verranno a mancare ai gestori delle strutture sportive non verranno ugualmente rimborsati». —
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