Gazzetta di Reggio

Reggio

LE RICHIESTE 

«Chiusura posticipata e rimborsi garantiti»

N.N.
«Chiusura posticipata e rimborsi garantiti»

Nella lettera degli esercenti consegnata al sindaco Vecchi si chiede anche una proroga sui mutui e l’abolizione dell’Imu

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REGGIO EMILIA

La situazione sanitaria è preoccupante. Tutti i lavoratori del settore della ristorazione sono concordi con il fatto che il contenimento della diffusione del Coronavirus debba essere la priorità, ma allo stesso tempo vogliono essere tutelati. Il malcontento è diffuso, lo si evince dalla delusione che ognuno di loro ha, a fronte anche degli sforzi e degli investimenti fatti per poter mettere in sicurezza bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie. Secondo le previsioni effettuate dalle associazioni di categoria, le misure di restrizione previste dall’ultimo decreto avranno un impatto grave su migliaia di attività (quasi 25mila in Emilia-Romagna), già logorate dalla prima ondata pandemica, che potrebbero incentivare l’incremento di fenomeni sociali negativi quali l’usura e l’abusivismo.

Per questo, ieri pomeriggio, durante l’incontro nella Sala rossa del municipio tra i presidenti locali delle associazioni di categoria, il sindaco di Reggio Luca Vecchi e l’assessora al Commercio Mariafrancesca Sidoli, è stata ribadita la necessità che gli enti locali e la Regione continuino a svolgere un ruolo importante sulle decisioni del Governo, sollecitando misure indispensabili a garantire la sopravvivenza delle imprese.

In primis si chiede di posticipare la chiusura delle attività di somministrazione di alimenti e bevante e garantire liquidità alle attività attraverso il ristoro per mancato incasso rapportato a tutto il 2020 e tutto il periodo di emergenza sanitaria, vigilando anche sull’utilizzo dei quattro miliardi annunciati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per le imprese. Nello specifico i ristoratori vorrebbero: un’ulteriore proroga sui mutui, l’estensione annuale del credito d’imposta per gli affitti e il blocco degli sfratti, l’abolizione delle rate Imu e una riduzione dei costi delle utenze.

A livello regionale si auspicano, invece, l’apertura di un bando ad hoc finalizzato alla concessione di credito a tasso zero a 6 anni, con 2 anni di pre-ammortamento garantiti dai consorzi, il sostegno agli enti locali con la costituzione di un apposito fondo per l’abbattimento in maniera consistente della Tari, rimodulandola in base ai periodi di apertura e di mancata fatturazione. Tra le richieste non mancano: l’esonero del pagamento della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche — le cosiddette “distese” —, l’eliminazione e la semplificazione di tutti i vincoli amministrativi che impediscono l’installazione di strutture amovibili funzionali allo svolgimento dell’attività lavorativa, la predisposizione di una campagna di sensibilizzazione rivolta alla clientela per “educarla” al rispetto delle norme sanitarie, un fondo comunale per sostenere i costi relativi agli addetti per il controllo del divieto di assembramenti e una tregua fiscale in accordo con l’Agenzia delle entrate. —

N.N.

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