«Classi a scuola a rotazione e docenti in aula Ma siamo tristi»
La preside Crisafi racconta il “nuovo” Ariosto Spallanzani «Faremo di tutto per poter tornare presto alla normalità»
REGGIO EMILIA
«Per chi nella scuola lavora e ha a cuore le nuove generazioni è un dolore grande. Non per il lavoro fatto negli scorsi mesi, ma per i ragazzi. Perché la scuola non è solo contenuti e neanche solo socialità, ma un vivo dialogo educativo che forma i futuri cittadini».
È con queste parole che Rossella Crisafi, dirigente scolastico del liceo classico e scientifico Ariosto Spallanzani, commenta le novità imposte dall’ultimo decreto ministeriale che prevede, tra le altre misure, il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari almeno al 75% delle attività. «Il Governo ha preso questa decisione per diminuire il rischio di contagio – continua – ma siamo tutti molto tristi. Ieri ho salutato i ragazzi del liceo classico, oggi quelli dello scientifico perché da domani partiremo con la didattica a distanza».
Come vi siete organizzati?
«Le possibilità erano far frequentare il 25% degli alunni di ogni classe o il 25% delle classi a rotazione, noi abbiamo optato per la seconda: gli studenti saranno a scuola uno o due giorni a settimana a rotazione».
Ci dà un po’ di numeri?
«Tra classico e scientifico siamo 56 classi, ogni giorno verranno a scuola in 14. La prima settimana, per fare un esempio, il gruppo A frequenterà il lunedì e il venerdì, quella dopo il martedì, poi il mercoledì e il sabato, poi il giovedì. In questo modo ogni classe vedrà sempre tutti i suoi docenti e non perderà il filo diretto con la scuola».
Cosa farete con gli studenti che hanno disabilità?
«Chi ha disabilità gravi verrà sempre a scuola, gli altri frequenteranno un giorno sì e uno no, insieme a tutta la loro classe per garantire l’integrazione».
E i docenti?
«I docenti sempre tutti a scuola. Faranno lezione in presenza alle classi che saranno a scuola, a distanza alle altre: lavoreranno dalle aule delle rispettive classi con i dispositivi della scuola che erano già approntati, perché abbiamo avuto qualche ragazzo in quarantena».
Modificherete gli orari?
«No, gli orari rimarranno invariati. L’unica differenza è che da casa le ore saranno di 50 minuti e non di 60 per permettere ai ragazzi di riposarsi e staccare gli occhi dallo schermo tra una lezione e l’altra».
L’ordinanza della Regione raccomanda la didattica in presenza prioritariamente per le prime e le quinte. Come vi comporterete con loro?
«Al momento non abbiamo fatto differenze tra le classi, ma mi riservo di modificare l’organizzazione aumentando la frequenza di prime e quinte. Per riuscire a organizzarci per tempo, comunicando il prima possibile il nuovo assetto alle famiglie, abbiamo lavorato domenica, fino a tarda sera, e tutto lunedì... ma sicuramente potremo migliorare».
Qual è l’umore a scuola?
«Siamo tutti molto tristi. I ragazzi non vogliono tornare a fare lezione da casa, molti sono preoccupati di perdere nuovamente il ritmo. I docenti sono tristi ma motivati a continuare il loro lavoro. Già nei mesi estivi ci eravamo impegnati con grande alacrità e passione per garantire il rientro in classe, senza soffermarci troppo sulle difficoltà ma lavorando con gioia perché sapevamo di lavorare per qualcosa di essenziale. La salute è un bene primario, ma anche l’istruzione lo è. Noi lo sappiamo e quindi ci impegneremo, per quanto dipende da noi, a tornare il prima possibile a scuola».
Scuola che rimane un luogo sicuro.
«Decisamente sì. Noi abbiamo 1377 studenti e 110 docenti, e finora i casi positivi sono stati 7. È lo 0,005%. Anche per questo continueremo a comportarci come fatto finora: ingressi e uscite scaglionati, turnazione pomeridiana, reparti separati (per colore) all’interno dell’istituto, intervalli alternati, bagni dedicati. Faremo di tutto per tornare quanto prima alla normalità». —
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