Gazzetta di Reggio

Reggio

Più di duecento ristoratori reggiani scendono in piazza contro il decreto

Nicole Nasi
Più di duecento ristoratori reggiani scendono in piazza contro il decreto

Toni decisi ma pacifici per gridare l’immediato stop alla chiusura anticipata alle ore 18, che mette in ginocchio le attività

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Oltre 200 persone tra ristoratori, baristi, pasticceri e gelatai, con il supporto delle associazioni di categoria territoriali – Confcommercio, Lapam Confartigianato, Cna e Confesercenti –, si sono riuniti ieri pomeriggio in piazza Prampolini, cuore della città e della vita politica e sociale reggiana, per protestare contro le nuove restrizioni previste dall’ultimo decreto.

La protesta si è svolta con toni pacifici ma decisi: no alla chiusura alle 18 ma rispetto delle norme anti-Covid.

«Siamo qui per dar voce al disagio di questa categoria – ha spiegato Dario Domenichini, presidente della Confesercenti di Reggio – I ristoratori hanno sempre fatto il loro dovere, rispettando e facendo rispettare le regole a ogni cliente. L’aumento dei contagi non ritengono che dipenda dalla loro attività ma piuttosto dalla gestione dei trasporti e delle scuole. Se al bar la distanza viene rispettata e quindi non si creano assembramenti, non si può dire la stessa cosa per gli autobus o per gli ingressi negli istituti. Non capiamo questo accanimento. Sono stati fatti investimenti. Si tratta di un momento di schizofrenia, come dimostra la beffa che hanno subìto palestre e piscine. Questi lavoratori hanno bisogno di aiuti concreti sennò sarà la fine».

Le parole di Domenichini sono state condivise da tutti i presenti che, cartelli in pugno, sono rimasti in piedi davanti al municipio chiedendo un sostegno da parte del sindaco Luca Vecchi. «Non è scontato muoversi in maniera unitaria, ma in questo caso è necessario – incalza Giorgio Lugli, presidente della Cna di Reggio – Siamo consapevoli dell’emergenza e delle conseguenze che porta e potrebbe portare. Stiamo parlando, però, di una categoria che ha già pagato pesantemente la prima ondata e che per adeguarsi e poter ripartire ha dovuto sostenere ingenti spese. Adesso chiediamo al sindaco e alla Regione di non lasciare soli questi lavoratori, attraverso ad esempio il prolungamento delle concessioni per le distese e bandi per ottenere fondi. Al Governo, invece, in mancanza di provvedimenti differenti, richiediamo una rapida e adeguata ristorazione per le attività colpite».

Proprio contro il Governo si sono scagliati alcuni manifestanti ritenendo che «peggio del Covid ci possa essere solamente un Governo che assassina e affama i piccoli imprenditori». C’è stato anche chi è riuscito a fare ironia, esibendo cartelli con scritto “Ci vediamo da Mario? Ah no è chiuso” alludendo alla famosa frase del cantautore reggiano Ligabue.

«Il settore ha preso un’ultima mazzata – spiega Ivo Biagini, presidente di Lapam Confartigianato di Reggio – È un peso troppo grande da sopportare. Si dovrebbe rivolgere l’attenzione da un’altra parte. Ognuno ha fatto del proprio meglio per adeguare le proprie attività alle normative e consentire ai clienti un ambiente sicuro. È una cosa molto ingiusta! Si sta chiedendo loro un grande sforzo e la possibilità di fare reddito è assai ridotta. Questi lavoratori devono ricevere gli aiuti per colmare il fatturato perso. La chiusura è reale, oggi più che mai».

Davide Massarini, presidente della Confcommercio di Reggio Emilia, usa parole ancora più dure: «Siamo totalmente contrari a questo decreto. È palese che si tratti di un lockdown mascherato. Così facendo si arriverà alla morte di questo settore e delle attività a esso connesse. In molti hanno già dichiarato la cessazione».

Incitati dai manifestanti, i quattro presidenti sono poi stati ricevuti dal sindaco Vecchi e dall’assessora al commercio Mariafrancesca Sidoli, nella Sala Rossa del municipio, in cerca di un compromesso che riguardi un reale sostegno e l’apertura al dialogo. Durante l’assemblea i manifestanti non hanno mai smesso di fischiare, applaudire, urlare le proprie ragioni e chiedere l’uscita in piazza del primo cittadino. La riunione si è conclusa con non poche polemiche da parte dei lavoratori che, nonostante abbiano ottenuto l’appoggio delle istituzioni locali, continuano a volere risposte concrete. —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google