Pistola contro il vicino Poliziotta del carcere finisce a processo
L’agente è stata identificata da una telecamera del quartiere Ma al giudice ha detto: «Ero esasperata dalle loro minacce»
REGGIO EMILIA
Ha estratto la pistola d’ordinanza dalla fondina, puntandola contro il vicino di casa mentre se la stavo portando alla tempia. Un gesto sconsiderato che è valso l’imputazione di minaccia aggravata dall’uso dell’arma a un’agente della polizia penitenziaria che nel 2017 è stata immortalata dalle telecamere di via Turri, dove abitava. La donna stava infatti rientrando quando si è imbattuta nel vicino di casa che era con il figlio di 9 anni.
I rapporti con l’uomo di origine cinese erano già ai minimi termini e l’agente è accusata di aver minacciato il vicino sia verbalmente («Sparerò a te e a tua moglie», avrebbe detto secondo la denuncia) sia con l’arma, che ha estratto puntandosela alla sua tempia, ma soffermandosi sul vicino e il bimbo. A processo, nell’aula del giudice Antonella Garcea, la donna – attualmente in servizio nel carcere della Pulce – si è difesa affermando di essere stata lei stessa e più volte oggetto di minaccia da parte dei vicini cinesi. Il condominio nel quale abitava in via Turri, era teatro di aggressioni da parte dei vicini nei confronti di varie famiglie. L’agente si sarebbe posta più volte a difesa di quelle famiglie vessate, ricevendo a sua volta minacce di ritorsioni. Fino all’estrazione dell’arma, considerato un momento di esasperazione. L’arma era stata provvisoriamente sequestrata su disposizione del gip, che aveva chiesto e ottenuto l’acquisizione dei filmati del quartiere, in uno dei quali vedeva chiaramente la donna estrarre l’arma.
Proprio il giudice per l’indagine preliminare, guardando il video, aveva colto il dettaglio dell’arma che si soffermava sul vicino mentre la donna se la portava alla tempia. «Un gesto impercettibile, in realtà la stava puntando alla sua tempia in segno di esasperazione» ha detto in aula l’avvocato Federico De Belvis, difensore della donna. La guardia carceraria già in precedenza era stata aggredita – era il 2015 – sempre vicino a casa, in via Turri, da un marocchino trentenne, con precedenti penali, che l’aveva spintonata, causandole la fratturata della caviglia, con conseguente operazione all’arto. Precedente finito negli atti della difesa della donna. —
Enrico Lorenzo Tidona
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