Strada dei veleni, sotto accusa il sottocosto per realizzarla
A dicembre è attesa la sentenza del Tar sul ricorso dell’azienda agricola Prandi contro l’ordinanza di bonifica. Per il Comune, il prezzo basso doveva insospettire
NOVELLARA
Arriverà non prima di dicembre la sentenza sul ricorso del Tar presentato contro l’ordinanza del Comune di Novellara che intimava «la rimozione e lo smaltimento di rifiuti pericolosi» del fondo agricolo privato “Bilanti”, nelle campagne di San Bernardino, lungo la strada provinciale tra Novellara e Guastalla, dove sono stati costruiti un’ampia strada carraia di oltre un chilometro e un grande piazzale (nei pressi di una stalla preesistente) utilizzando 8mila tonnellate di materiale altamente inquinante, secondo le analisi compiute da Arpae. Quindi, dalle risultanze investigative coordinate dal sostituto procuratore Iacopo Berardi e portante avanti dai carabinieri forestali reggiani, la costruzione del manufatto rappresenterebbe una forma di smaltimento illecito di rifiuti, una sorta di discarica abusiva in aperta campagna. Altri aspetti contestati sono il consolidamento di una carraia in difformità rispetto all’autorizzazione paesaggistica e la realizzazione di un piazzale senza averne il permesso.
L’ordinanza del Comune, risalente al 13 gennaio 2020, obbligava a rimuovere tutto il materiale tossico entro novanta giorni. A farsene carico sarebbero dovute essere la Società agricola novellarese Prandi e Ferrabue (proprietaria del fondo Bilanti) e la ditta Tavellin di Cerea (Verona) che commercializza il “Concrete Green” utilizzato per pavimentare la carraia e il piazzale. Ma le due imprese hanno impugnato l’ordinanza con un ricorso al Tar di Parma, ottenendo la sospensiva dei lavori di rimozione affinché si discutesse del merito nell’udienza di due giorni fa.
«Eravamo pronti a questa eventualità – dichiara il sindaco Elena Carletti – ma ci adopereremo in tutte le sedi opportune, nell’interesse dei cittadini e dell’ambiente». Dal dibattimento sono emerse le linee difensive delle due aziende, che viaggiano su due binari distinti. La società agricola novellarese Prandi e Ferrabue sostiene, attraverso i suoi avvocati, di aver pagato un prezzo congruo per la realizzazione complessiva dell’opera, tirandosi quindi fuori da ogni responsabilità, mentre il Comune ha contestato che il prezzo pagato alla ditta Tavellin è palesemente sotto i prezzi di mercato. In base a questa anomalia, sostengono gli amministratori locali, la società agricola avrebbe dovuto verificare più approfonditamente la credibilità della ditta alla quale stavano assegnando i lavori, visto che compaiono varie indagini a loro carico. Nel caso della ditta Tavellin, invece, c’è la “difesa” del suo prodotto “Concrete green”, un inerte artificiale che deriva dalla lavorazione dei rifiuti, già finito al centro di inchieste in Veneto (a cura della Dda di Venezia) e nel Modenese. La presidente del Tar ha affermato che sono stati raccolti tutti gli elementi utili e, quindi, il tribunale emetterà la sentenza nel giro di alcune settimane.
È il novembre del 2018 quando iniziano i lavori nel fondo Bilanti per l’ampliamento di una carraia di campagna. Sono le segnalazioni dei cittadini ad attivare il Comune e i carabinieri di Novellara: è sospetto quell’incessante viavai di camion, all’alba, in quello stradello isolato di campagna dove scaricano materiali in continuazione. A indagare arriva il Nucleo investigativo dei carabinieri forestali di Reggio. Il Comune chiede ad Arpae di analizzare il conglomerato cementizio depositato in loco. I test evidenziano che il materiale oltrepassa «in modo considerevole e preoccupante» il limite massimo, ed in alcuni casi tale superamento è «allarmante per l’uomo, la fauna e l’ambiente circostante». Il rame ha sforato il limite del 3.800%, il piombo di oltre l’800%, il cromo totale di oltre il 400% e il cromo esavalente che – il dato più allarmante – si attesta a circa il 370% oltre il limite. Sotto accusa anche i quantitativi: il progetto approvato indicava il deposito di circa 350 metri cubi, mentre le attività di polizia giudiziaria hanno appurato che, complessivamente, sono stati trasportati, scaricati e ammassati 4.260 metri cubi di “ Concrete Green”. —
Alessandro Cagossi
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