Gazzetta di Reggio

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il professore oliviero mazza 

«Atti d’indagine ancora incompleti Richiesta di giudizio da annullare»

Ambra Prati
«Atti d’indagine ancora incompleti Richiesta di giudizio da annullare»

L’avvocato della Anghinolfi critica il lavoro svolto dal pubblico ministero Salvi e si rivolge al giudice «Violato il diritto di difesa»

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REGGIO EMILIA

«Il pm Valentina Salvi ha omesso di depositare numerosi atti d’indagine. Rileviamo un’incompletezza abnorme e dalla mancanza di questi atti è derivato un prepuzio del diritto di difesa: perciò chiediamo al giudice che venga dichiarata nulla la richiesta di rinvio a giudizio e che vengano restituiti gli atti al pm per un valido esercizio dell’azione penale». È la dura presa di posizione dell’avvocato Oliviero Mazza, codifensore, insieme a Rossella Ognibene, di Federica Anghinolfi, ex dirigente dei Servizi sociali dell’Unione Val d’Enza (dove, terminato il lungo periodo ai domiciliari, l’interessata ha chiesto di essere reintegrata) e principale imputata del processo Bibbiano.

La richiesta di nullità, se fosse accolta, costituirebbe una nuova ripartenza. Alla domanda se crede che la richiesta abbia qualche chance di essere accolta, Mazza replica: «Quello del pm è un comportamento a dir poco inusuale. Un pubblico ufficiale non può fare una selezione degli atti di indagini. La nostra richiesta si fonda su un diritto costituzionale: se non venisse accolta, sarebbe un processo viziato all’origine e il vizio potrebbe essere rilevato nei gradi successivi».

In udienza, dopo che per dieci minuti l’avvocato Ognibene ha esposto la discrepanza tra i fatti di prova indicati nella richiesta di rinvio a giudizio e gli atti depositati a conclusione delle indagini preliminari, depositando una memoria difensiva, a prendere la parola per oltre mezz’ora è stato il super consulente Mazza. «Abbiamo sollevato la questione della validità di questo processo a causa della scelta del pm di non depositare molti atti di indagine. Sono atti importanti: una ventina di verbali di sommarie informazioni, i fascicoli riguardanti i minori tenuti dai Servizi sociali, la copia forense dei devices sequestrati agli imputati. Questa scelta (suppongo che sia stata una scelta e non una mera negligenza) ha determinato una violazione del diritto di difesa perché noi non abbiamo avuto a disposizione gli atti completi – spiega il professore – Aggiungo che le carte mancanti, quelle che il pm non ha messo a disposizione delle parti, sono nella stragrande maggioranza delle prove a discarico favorevoli alla difesa. Un esempio clamoroso sono le sommarie informazioni raccolte dal maresciallo Andrea Berci, all’epoca comandante della stazione di Bibbiano: dalle Sit da noi ricostruite indirettamente (perché vengono citate in altri atti) il maresciallo ha ammesso di essere stato lui, almeno in un caso, a chiedere l’intervento dei servizi sociali, mentre l’accusa sostiene che nei casi incriminati non ci fossero i presupposti per intervenire. Altro esempio: le consulenze tecniche del pm. L’ingegner Romaniello nella sua consulenza fa riferimento ad atti d’indagine che non sono stati depositati: Romaniello li ha visti, noi non li conosciamo. Ancora: sul contenuto dei cellulari sequestrati alla Anghinolfi è stata fatta una copia forense mai depositata. Noi andiamo a processo e non abbiamo a disposizione il contenuto dei telefonini. Le sembra normale?». —



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