Gazzetta di Reggio

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I 24 imputati non si presentano alla tanto attesa prima udienza

Tiziano Soresina
I 24 imputati non si presentano alla tanto attesa prima udienza

Caso affidi, clima elettrico ma poca tensione ieri in tribunale Una trentina le richieste di costituzione di parte civile

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reggio emilia

Pressione mediatica, manifestanti numerosi ma non chiassosi – in bella vista, comunque, cartelli e striscioni fuori dal tribunale – nemmeno l’ombra dei ventiquattro imputati, aula-bunker blindata con l’ingresso presidiato da carabinieri e vigilantes della Coopservice, il continuo via vai di avvocati che in alcuni casi accompagnano i genitori che chiedono di costituirsi parte civile.

Una mattina tutto sommato “elettrica” per l’approdo all’udienza preliminare dell’inchiesta “Angeli e Demoni” che da un anno e mezzo tiene decisamente banco a livello nazionale.

Indagine-shock su cui si sono abbattuti toni aspri e sopra le righe, fra cui quelli della politica che ha fatto spesso la voce grossa, arrivando persino a dividersi le piazze a Bibbiano (luogo simbolo dell’inchiesta) nell’atto finale della campagna elettorale per la Regione.

Già poco prima delle nove si respira aria di grande appuntamento giudiziario, perlomeno fuori dal palazzo di giustizia. Non c’è rabbia, non vi sono parole fuori posto, ma solo una gran voglia di spiegare, di portare la propria testimonianza e perché no dimostrare di avere a cuore le sorti dei bambini e rimarcare come gli affidi rimangano in Italia un nervo ancora troppo scoperto.

Esponenti di associazioni per la tutela dell’infanzia, genitori separati, alcune persone che dicono con dovizia di particolari di essere vittima del sistema-affidi.

Controlla il tutto, fuori dai cancelli del tribunale, la Digos come sempre coordinata dal dirigente Lucio Di Cicco. Non c’è tensione, le autorizzazioni sono giunte regolarmente in questura (« Preavvisi da Como e da Udine»), i poliziotti in borghese vigilano ma senza dover intervenire.

Dentro e fuori dal palazzo di giustizia gran fermento giornalistico, dalle reti televisive nazionali (Rai3 e Mediaset) alle testate più disparate – cartacee ed online – per raccontare nel modo più minuzioso possibile questo procedimento sugli affidi divenuto un caso nazionale.

Taccuini e telecamere che raccolgono gli umori di una giornata-simbolo, in attesa che l’udienza preliminare si chiuda e arrivino le prime decisioni. La camera di consiglio sbarra, infatti, la porta non solo ai reporter ma anche al pubblico. I controlli severissimi all’entrata dell’aula-bunker non permettono che nemmeno uno “spillo” sia fuori posto. Metal detector, prova della temperatura, mascherina d’ordinanza e gel igienizzante sono tutti passaggi obbligatori per chi ha un ruolo nel processo e alla spicciolata sta entrando nell’aula-bunker. Sbirciando, da fuori, si nota anche in quei larghissimi spazi come la febbrile attesa “abbracci” le parti in causa, in gran parte avvocati, ben oltre il centinaio di persone. Mancano dieci minuti alle dieci quando il primo atto giudiziario prende l’avvio. L’ingresso si chiude, ora si fa sul serio. Per chi sta fuori sarà un’attesa di due ore, senza pause, perché il gup Dario De Luca sa come far marciare procedimenti così complessi.

Ad un certo punto arrivano in massa i sostituti procuratori che operano nella nostra Procura, entrano, usciranno dall’udienza preliminare diversi minuti dopo.

Si scoprirà solo dopo che non è una “calata” casuale dei pm, ma un segno tangibile di sostegno alla collega Valentina Salvi – titolare del delicatissimo nonché molto impegnativo fascicolo ed ovviamente rappresentante dell’accusa – in un momento caldo dell’udienza preliminare, cioè quando gli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene (che difendono un imputtao-chiave come Federica Anghinolfi, ex dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza) aggrediscono gli ultimi atti dell’indagine (chiusura-inchiesta e richiesta di rinvio a giudizio) valutandone la nullità per l’incompletezza del fascicolo. È stato davvero leso il diritto alla difesa, come sostengono i due avvocati (a cui si associano altri tre colleghi)? Il gup De Luca deciderà sul punto il 17 dicembre, non prima di aver sentito la replica del pm Salvi che per il momento ha solo ascoltato, sostenuta però in aula dalla significativa presenza degli altri sostituti procuratori che ne condividono le scelte inquisitorie. Frizioni legali che giungono a scoppio ritardato, quando cioè si riaprono – verso mezzogiorno – le porte d’udienza e ricomincia il circo mediatico. È l’ora delle interviste, dei primi bilanci con gli avvocati. E fuori dal tribunale c’è ancora chi distribuisce fogli, mostra magliette, cerca ascolto. Bambini dai mille problemi, famiglie scoppiate, affidamenti discussi: dopo l’inchiesta, ci scaverà un processo, per capire dove sta la verità. —



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