La crisi della Ferrarini Il Pd: «Il ministero induca al ritiro l’Amco»
REGGIO EMILIA
Amco si chiami fuori dalla partita in cui sta giocando per l’acquisizione del gruppo Ferrarini. Lo chiede il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi con un’interrogazione al ministero dell’Economia, che controlla la società pubblica.
Per recuperare i crediti vantati con Ferrarini (oggi in liquidazione) Amco è infatti entrata come partner finanziario nella cordata guidata dal gruppo della bresaola Pini di Sondrio, che punta ad annettere lo storico marchio agroalimentare reggiano.
Un obiettivo perseguito nello stesso tempo – a colpi di carte bollate – da una seconda cordata di imprese, con a capo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani e il sostegno economico di Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Nella sua interrogazione Anzaldi ricorda, oltre a una serie di guai giudiziari della famiglia Pini, sfociati nel penale in Ungheria, che su Amco penderebbe una denuncia alla Commissione europea per violazione della disciplina sugli aiuti di Stato.
E chiede pertanto «se il Governo non intenda valutare l’opportunità di richiedere ad Amco, pure in quanto ente sostanzialmente sottoposto alla direzione e coordinamento del ministero dell’Economia e delle Finanze, un “passo indietro”».
Ossia, spiega il parlamentare, «di non prestare il proprio consenso a operazioni pericolose e segnatamente oltre il suo mandato, e che potrebbero, tra l’altro, esporre lo Stato italiano, in sede europea, al rischio di ammenda per infrazione della relativa disciplina sugli aiuti».
È notizia di pochi giorni fa poi che il concordato resta in pista ma la vicenda Ferrarini sarà di competenza del tribunale di Bologna, dilatando ancora una volta i tempi del salvataggio. Un nuovo colpo di scena che è piombato sull’azienda reggiana dei prosciutti, contesa fra le cordate rivali Bonterre e Pini, che vogliono entrambe acquisirla a suon di colpi in tribunale, nelle more del concordato.
Con un decreto del 13 ottobre la terza sezione civile della corte d’Appello di Bologna ha dichiarato infatti l’incompetenza del Tribunale di Reggio Emilia sulla procedura di concordato del gruppo Ferrarini, e ne ha ordinato il trasferimento, con tutti gli atti, al tribunale di Bologna in quanto sede distrettuale della sezione specializzata in materia di imprese. —
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