La difesa della Anghinolfi va all’attacco di giudice e pm
Eccezione di nullità: il 17 dicembre toccherà all’accusa replicare poi la decisione Subito invece respinta la richiesta di ricusazione del giudice Dario De Luca
reggio emilia
Sono già accadute diverse cose nel primo atto dell’udienza preliminare che ha dato la stura alla delicatissima vicenda giudiziaria conosciuta in tutta Italia come “Angeli e Demoni” e relativa alle accuse del pm Valentina Salvi concentratesi su quelli che vengono considerati affidi illeciti nella Val d’Enza.
Sarà stato anche un passaggio tecnico, ma i contenuti non sono mancati in queste prime due ore di battaglia legale. Nell’aula-bunker – l’udienza si è tenuta a porte chiuse come prevede la legge – i 24 imputati non sono presenti, rappresentati comunque dai loro difensori. Delle 48 parti offese indicate dalla Procura (minorenni, genitori, operatori dei servizi sociali, enti pubblici) sono circa una trentina quelle che – ieri – hanno chiesto di costituirsi parte civile. In particolare della decina di famiglie che avevano denunciato l’ingiusto allontanamento dei propri figli, un paio hanno rinunciato a chiedere i danni nel procedimento penale (ma non è escluso che si muovano sul piano civilistico). Per tutelarne la privacy, non forniremo indicazioni su bimbi e genitori (alcuni in aula a fianco dei loro legali) che chiedono di far parte del processo. Chiedono di costituirsi parte civile il Comune di Montecchio, il Ministero della Giustizia, la Regione Emilia-Romagna, l’Unione Comuni Val d’Enza, l’Ausl di Reggio Emilia, l’Ordine psicologi, l’associazione Gens Nova, il Comune di Cassino, il Consiglio nazionale Ordine assistenti sociali, l’associazione Co.di.ci (Centro diritti del cittadino). Per il momento l’Ordine assistenti sociali dell’Emilia-Romagna (rappresentato dall’avvocato Davide Ferrari, in sostituzione del collega Giovanni Cerri) ha solo depositato una memoria come parte offesa e deciderà più avanti sul da farsi (nel caso vi sia l’eventuale rinvio a giudizio dei propri iscritti Anghinolfi, Monopoli, Veltri, Gibertini, Scalabrini e Benati).
Sulle richieste di costituzione di parte civile il gup Dario De Luca deciderà il 17 dicembre (una volta sentiti pm e difensori). Come prenderà posizione – sempre il giudice – sull’eccezione preliminare sollevata dai legali Oliviero Mazza e Rossella Ognibene (a cui si sono associati anche i difensori Giovanni Tarquini e Matteo Marchesini): si lamenta la mancanza agli atti di una ventina di verbali di testimonianze, nonché i contenuti di intercettazioni citate in altri documenti. Per gli avvocati di Anghinolfi, Carletti e Ucchino «è leso il diritto di difesa, da qui la nullità sia dell’avviso di conclusione delle indagini, sia della richiesta di rinvio a giudizio».
Nella prossima udienza arriverà la replica, sul punto, del pm Salvi, poi la decisione del gup De Luca. Già rigettata, invece, dal magistrato giudicante l’istanza di ricusazione avanzata sempre dall’avvocato Mazza, secondo cui il giudice in qualche modo aveva “pre manifestato” la propria convinzione di rinvio a giudizio fissando una data per l’eventuale inizio del dibattimento. De Luca ha motivato il rigetto rimarcando che si trattava di «un’indicazione ipotetica di una data di rinvio a giudizio meramente eventuale». Insomma, una normale mossa organizzativa sempre applicata nel nostro tribunale.
Sempre in dicembre le difese dovrebbero chiarire se punteranno o meno a riti alternativi (abbreviati o patteggiamenti). Stralciata, infine, la posizione di un imputato, in quanto il suo legale non ha potuto presenziare perché in quarantena da Covid. Il 23 novembre – in un’udienza ad hoc – avverrà il ricongiungimento di questa posizione, ridando unitarietà al procedimento. —
t.s.-am.p.
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