Reggio Emilia, fra balletti e ristorazione il centro storico diventa il cuore delle proteste anti chiusure
Manifestazione della danza reggiana ieri pomeriggio in piazza Martiri del 7 Luglio. In serata distese di piazza Fontanesi “apparecchiate” dai Ristoratori responsabili
REGGIO EMILIA. Lo spazio fra il teatro Valli e le fontane trasformato nel palcoscenico di un originale balletto. Piazza Fontanesi che, vista da lontano, sembra quasi tornata alla normalità tra distese apparecchiate e reggiani seduti ai tavoli. Il centro storico di Reggio Emilia ieri si è confermato ancora una volta il cuore delle proteste pacifiche contro le ultime chiusure imposte dal decreto anti Covid, accogliendo senza disordini due manifestazioni nel giro di un paio d’ore: quella del mondo della danza locale, in piazza Martiri del 7 Luglio, e quella della ristorazione, nel cuore della “movida” cittadina.
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Piazza Fontanesi sembrava quasi tornata alla normalità, quando il Covid e la paura della pandemia ancora non facevano parte della vita quotidiana di tutti noi. Una bella illusione che, purtroppo, è durata ben poco. Il tempo di avvicinarsi ai tavoli apparecchiati e ci si accorge che quelli seduti non sono clienti ma titolari e dipendenti dei bar e dei ristoranti, per la prima volta al posto di coloro che hanno sempre servito.
Una protesta pacifica ma di grande effetto quella organizzata ieri sera nel cuore pulsante della cosiddetta “movida” reggiana, ora costretto a rallentare fino a fermarsi, alle 18, in ragione del nuovo decreto anti contagio emesso pochi giorni fa. Ad organizzarlo il gruppo dei “ristoratori responsabili”, nato a seguito dell’arrivo del Coronavirus e che ora conta circa 150 sostenitori.
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Fra questi tanti nomi noti della ristorazione e dell’intrattenimento reggiano come Paolo Croci del “Chilometro Zero”, Simone Gazzotti di “Dalla Saraghina”, Giovanni Ghirelli del “Magna e Tes”, Andrea Innocenti del “I’Ciripasso”, Alessandro Mortari del “Mascetti”, Federico Riccó di “Bottega 39” e Alex Trivini Bellini della “Cirenaica”, i principali portavoce del movimento. Ma con loro c’erano anche tantissimi esercenti del centro storico e non solo, uniti da un unico timore: quello del fallimento, se non dovessero essere prese contromisure adeguate.
Dalle 19 alle 20.30 circa i ristoratori si sono quindi ritrovati in piazza Fontanesi, dove si sono sistemati fra i tavolini e le distese allestiti dai colleghi. Protetti da mascherine e dal dovuto distanziamento, imprenditori e dipendenti si sono armati di ricette che hanno illustrato a passanti, amici e simpatizzanti che hanno voluto partecipare alla manifestazione.
A vigilare sul rispetto delle regole un folto schieramento di forze dell’ordine: agenti della questura, Digos, carabinieri e polizia locale. Diverse le richieste avanzate dai ristoratori, scritte a chiare lettere su alcuni cartelli appoggiati agli alberi della piazza. Tra queste la riattivazione di strumenti di lavoro occasionale accessorio come i voucher, incentivi per l’acquisto di prodotti del territorio emiliano-romagnolo, l’abbassamento dell’aliquota Iva al 4% per il 2021 o la creazione di aiuti di sostegno ai lavoratori dipendenti del settore.
La manifestazione delle 19 in piazza Fontanesi è stata però preceduta da un altro picchetto contro il decreto, avvenuto sempre in centro storico ma questa volta in piazza Martiri del 7 Luglio, accanto al teatro Valli. A protestare, sempre in modo pacifico ma energico, sono state le realtà della danza reggiana, anch’esse toccate dal decreto governativo in quanto rientrate nella categoria di attività non essenziali.
Una manifestazione organizzata prevalentemente sui social, con l’ormai comune pratica del flash-mob, e che ha radunato davanti alle fontane una cinquantina di persone: titolari, istruttori, ballerini e atleti professionisti e non, molti dei quali giovani e giovanissimi. Sono stati loro a inscenare un vero e proprio spettacolo di danza davanti a genitori, istruttori e qualche curioso a passeggio per il centro cittadino. Un modo originale per attirare l’attenzione e lanciare il loro appello contro una seconda, disastrosa, chiusura delle attività.
«Noi siamo in regola con le norme anti contagio – ci viene detto in piazza – e abbiamo speso tantissimo, migliaia di euro, per adottare le protezioni necessaria alla salute dei nostri allievi e allieve. Eppure, siamo i più penalizzati da questo nuovo decreto quando invece, con tutte le precauzioni che adottiamo, i contagi non avvengono di certo all’interno delle scuole di danza e delle palestre».
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