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Spaccio di cocaina e botte ai carabinieri Coppia arrestata

A finire in manette un 43enne e la sua compagna 29enne  Lui preso con la droga, lei ha aggredito le forze dell’ordine

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REGGIO EMILIA

Lui è accusato di detenzione ai fini di spaccio, lei di resistenza e favoreggiamento. Entrambi sono finiti in manette. È il risultato di un’attività antidroga messa a segno dai carabinieri, che dapprima hanno arrestato il 43enne tunisino Moncef Abidi e poi la sua compagna, la 29enne Anna Mennillo. Lo spacciatore è stato sorpreso in sella a una bici mentre, dopo essere stato contattato telefonicamente da un cliente, si stava recando all’appuntamento con tre dosi di cocaina, abilmente nascoste sotto l’anello che indossava al dito. Anche durante le fasi del fermo uno dei due cellulari del tunisino continuava a squillare, con un’insistenza che ha spinto i carabinieri a rintracciare il cliente e convocarlo in caserma. È stato quest’ultimo a confessare ai carabinieri l’attività di spaccio, confermando l’appuntamento. Ma in manette è finita anche la 29enne Anna Mennillo, che durante la successiva perquisizione domiciliare ha minacciato i militari per poi aggredirli fisicamente.

L’origine dei fatti giovedì poco dopo le 14, quando i carabinieri hanno fermato in via Filangieri il tunisino mentre in bici andava verso via Gramsci. Sottoposto a ispezione alla luce dei suoi precedenti, il 43enne è stato trovato in possesso di tre dosi di cocaina. Sprovvisto di documenti, l’uomo si è rifiutato di fornire l’indirizzo del suo domicilio e di comunicare il codice di sblocco di uno dei suoi due cellulari. Un atteggiamento che non è bastato a evitare l’arresto a lui e alla sua compagna. I carabinieri sono riusciti a sbloccare il cellulare e, grazie a un analisi dei messaggi inviati alla compagna, sono risaliti al domicilio. È qui, durante la perquisizione nella casa di via Filangieri, che con l’ausilio di personale femminile hanno trovato in un mobile della cucina 700 euro ritenuti provento di spaccio. Non solo. La 29enne nascondeva negli slip un bilancino di precisione con tracce di coca. Nel cestino in cucina infine sono state trovate buste in cellophane per il confezionamento delle dosi.

Durante la perquisizione, la donna ha ripetutamente minacciato le forze dell’ordine con frasi del tipo “brutti schifosi state attenti a quello che fate perché oggi ve la faccio pagare cara”. E poi, riferendosi a un militare, “Tu stai attento perché ti conosco e so chi è tua figlia e dove la porti, vedi cosa le succede ora”.

Condotta in caserma, ha poi rovesciato a terra i fascicoli e il computer degli uffici, scaraventandosi con calci e pugni contro i carabinieri, tanto da causare un trauma all’orecchio sinistro di un militare giudicato guaribile in 4 giorni. Per lei sono scattate le accuse di minaccia, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale nonché favoreggiamento personale in relazione all’attività di spaccio del compagno. —

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