Una mamma di 33 anni «Chiesi aiuto ai Servizi e finii io sotto accusa»
REGGIO EMILIA
Uno striscione con l’hashtag “Bambini strappati”, con i nomi dei piccoli – alcuni del caso Bibbiano, sebbene nessuna delle famiglie del fascicolo si sia rivolta a loro – scritti a pennarello: così l’associazione Colibrì (Coordinamento interassociativo di libera iniziativa per la bigenitorialità e le ragioni dell’infanzia) ha manifestato all’esterno del tribunale di Reggio. Si è trattato dell’unica protesta, alquanto pacifica, svoltasi nel cortile (blindassimo da polizia e carabinieri) del Palazzo di Giustizia.
Colibrì, realtà nazionale che contiene associazioni minori, ieri ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile tramite l’avvocato Valeria Passeri del Foro di Perugia. «Siamo qui affinché il caso Bibbiano non si ripeta – spiega la portavoce Sara De Ceglia, una personalità discussa, salita anche sul palco di Pontida – Io ho subìto un affido illecito e di mezzo c’era il dottor Claudio Foti, uno degli indagati del processo. Il nostro timore è che, passato l’effetto mediatico, il tema cada nel dimenticatoio».
«Quando ho sporto denuncia per maltrattamenti nei confronti di mio marito cercavo aiuto. Mai avrei immaginato che sarei entrata in un incubo durato anni». A parlare è una mamma di Cavriago di 33 anni, alla quale garantiamo l’anonimato a tutela delle figlie minori, all’epoca dei fatti di 3 e 6 anni. La sua storia – estranea ad “Angeli e demoni” e conclusasi con un risarcimento danni – risale al 2014-2015, quando «in un brutto periodo una mamma mi ha accompagnato in caserma per sporgere denuncia».
Insieme alla querela verso il consorte, è partito il protocollo dei Servizi sociali: «Di colpo ero io sotto accusa. Intanto, per un anno, mi hanno tolto le bimbe, andate a una famiglia affidataria». Figlie restituite, poi di nuovo tolte per tre mesi, finché durante un incontro protetto «la più piccola ha scritto con un gessetto “mamma aiuto”. Non ci ho visto più: ho minacciato di ammazzarmi. E le piccole hanno riferito che, se fossi morta, avrebbero voluto morire anche loro. In 48 ore arrivò il decreto del tribunale che me le restituiva». Incubo finito: ora la 33enne vive con le figlie a Reggio, «e ho trovato un’assistente sociale bravissima». —
am.p.
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