Affidi, i genitori dei bambini sottratti «Pronti a partecipare a tutte le udienze»
I legali dei familiari di sette bimbi, considerati parti lese, in attesa dell’esito della richiesta di costituzione di parte civile
REGGIO EMILIA.
Assenti alla prima udienza preliminare, ma «ansiosi che il processo prenda vita e che inizi la fase più calda, quella dibattimentale: hanno intenzione di partecipare a tutte le udienze». Così l’avvocato Nicola Termanini, che insieme alla collega Patrizia Pizzetti difende due dei casi di sottrazione di minore – tutti nel frattempo rientrati nel nucleo d’origine – confluiti nel fascicolo di “Angeli e demoni”, ha commentato lo stato d’animo dei numerosi familiari, indicati come parti lese nella vicenda più controversa che abbia mai investito Reggio Emilia.
A chiedere di costituirsi parte civile (ma la decisione sull’ammissione deve ancora passare al vaglio del Gip Dario De Luca) sono state sette famiglie naturali sui nove casi pilota contenuti nell’ordinanza. Con modalità diverse (entrambi i genitori, talvolta anche nonni e zie oppure solo alcuni dei componenti del nucleo familiare perché altri opteranno per il più agevole risarcimento civile), i congiunti dei bimbi – che secondo l’accusa sarebbero stati strappati dal Servizio sociale dell’Unione Val d’Enza tramite prove artefatte – non si sono fatti spaventare dalla montagna da scalare di un processo che si preannuncia lungo, oneroso e soprattutto doloroso.
Eppure ci vuole essere il papà della bambina (in tribunale erano presenti i nonni) ritenuta “il caso zero” e restituita ai genitori naturali da quasi un anno: l’intera indagine del pm Valentina Salvi e dei carabinieri sarebbe partita dal suo disegno (le mani allungate a coprire i genitali), secondo l’accusa manomesso dai Servizi sociali.
Il papà della bambina è deciso a parlare in aula. Così come la mamma del bimbo sottoposto alla macchinetta a impulsi elettrici Mdr, rientrato a casa solo nel marzo scorso, anch’essa difesa dall’avvocato Termanini, che ha commentato: «I genitori vogliono esserci. Del resto la funzione delle parti civili, a conoscenza di tutti i particolari della vicenda, è dare un sostegno alla pubblica accusa».
Hanno chiesto di costruirsi parte civile anche la mamma e il papà di due fratellini di origine africana, restituiti dopo cinque anni alla famiglia e difesi dall’avvocato Nicola Tria insieme alla collega Marta Rovacchi.
«Padre e madre continueranno a partecipare con la speranza che sia fatta giustizia: è questo il senso della scelta di costituirsi parte civile». Sono decisi a raccontare la loro storia pubblicamente anche la mamma e il papà che si sono visti sottrarre il figlio in seguito a una segnalazione di mutande sporche fatta dall’asilo nido del piccolo: una circostanza letta subito come un’ipotetica violenza, nonostante un parere differente del pediatra.
«Per i genitori sarà difficile rivivere questa vicenda. Vivono con ansia questo processo: la paura di vedersi sottrarre nuovamente il figlio rimane sottotraccia – ha dichiarato l’avvocato Gianluca Tirelli – Tuttavia, nonostante il costo emotivo, i miei assistiti si sono fatti coraggio perché vogliono che venga accertata la penale responsabilità di chi ha inferto loro tanto dolore». —
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