«Il rapinatore mi ha ferita con la siringa ma nessuno è intervenuto per aiutarmi»
Reggio Emilia, la titolare del bar Art and Caffè di via della Veza è già tornata al lavoro: «Ho iniziato una profilassi di sei mesi. Speriamo»
REGGIO EMILIA. «È successo che è entrato un tizio che mi ha chiesto l’incasso. E io ho detto: no». È ancora spaventata la titolare del piccolo bar Art and Caffè di via Della Veza, vicino a piazza Vallisneri, che venerdì è stata rapinata da un uomo di 29 anni – Gianmaria Gallo, poi arrestato – che l’ha minacciata e punta con una siringa. Stretta nel suo cardigan a fiori, la donna – una signora di 70 anni originaria di Scandiano – ha accettato di raccontare quei terribili momenti, ma ha chiesto di non comparire in foto, né che venisse scritto il suo nome.
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«Ho paura», si giustifica. Ma nel farlo dà un’altra lezione di dignità poiché, nonostante l’angoscia, all’indomani dell’aggressione è tornata dietro il suo bancone a fare il lavoro che fa da una vita intera.
IL RACCONTO
«Io non mi alzo tutte le mattine alle cinque per dare a te i soldi che guadagno», ha pensato la titolare dell’Art and Caffè, una signora minuta ma determinata, mentre l’uomo le si faceva sotto per farsi consegnare l’incasso. Il suo coraggio si è però infranto contro la realtà: nonostante fosse pieno giorno – mancava un quarto d’ora alle 14 – nessun passante è intervenuto per aiutarla, nessuno ha chiamato le forze dell’ordine. È stata lei, dopo essersi opposta al rapinatore («Un ragazzone di un metro e novanta») ed essere stata ferita al polso, a farlo. «Mi sono chiusa dentro – racconta – e ho chiamato i soccorsi. Solo in quel momento mi è piombata addosso la paura».
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«La cosa che mi ha fatto più male – dice guardandosi il polso tumefatto – è che quando lui era dentro e mi aveva spinta in un angolo per non farmi scappare ho chiamato aiuto, urlavo. La gente passava e nessuno si è fermato. Non volevo che entrassero, ma potevano chiamare le forze dell’ordine. Niente, nessuno ha fatto niente».
L’aggressione è durata qualche minuto, ma la signora non si dimenticherà mai quanto accaduto. Il rapinatore ha estratto dalla tasca la siringa e ha iniziato a urlare di essere sieropositivo, e che la avrebbe punta e infettata se lei non gli avesse consegnato i soldi. Quando ha capito che la minaccia non stava facendo effetto le è volata addosso. «Ho provato a tenerlo lontano con il bastone – dice la donna – ma lui era grosso, è riuscito a pungermi due volte sul polso».
Poi è scappato verso via Pansa dove è stato arrestato dai poliziotti delle Volanti con la siringa ancora in tasca. Con lui c’era un 26enne trovato in possesso di due sciabole e un coltellino, denunciato per porto di strumenti atti all’offesa. Dopo le prime cure in pronto soccorso la donna è stata dimessa con una prognosi di trenta giorni. Dovrà però sottoporsi a una profilassi di sei mesi, quindi ad altri esami per assicurarsi di non aver contratto nulla. «È un’esperienza che avrei evitato – dice, non riuscendo a trattenere le lacrime – ma ho reagito d’istinto senza pensare. Mi è andata bene? Non lo so, lo sapremo. La traccia di quanto successo rimarrà per tanto tempo».
L'APPELLO
C’è chi però vuol già lenire questa ferita. Stella Borghi, storica ambientalista e animalista reggiana, ha deciso di fare un appello ai suoi amici animalisti: «Aiutiamo questa signora generosa che ha sempre aiutato i canili e i gattili del territorio, andiamo tutti da lei a prendere il caffè. Un dovuto atto di solidarietà». —
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