Le lezioni a distanza non hanno quasi sapore e non ci danno sapere
La lettera / 2 Riflessione di uno studente
LA LETTERA / 2
Lorenzo Prati
Come negarlo? Prima della didattica a distanza la scuola era una fatica. Svegliarsi alle 6.30 con il buio e il freddo, salire su mezzi affollati, aspettare davanti a scuola l’ora dell’ingresso; e poi, l’uso delle mascherine: dalle 7, sul tram, fino alle 14 ora d’uscita; l’ascoltare immobili al banco i prof che spiegano e annaspano per prendere fiato anch’essi dietro la mascherina: come sopportarlo?
Ora, in un attimo, è tutto cambiato: noi studenti possiamo dormire fino alle 7.55, ingollare un caffè bollente davanti alla tv e accendere in un attimo il computer; chi ci ordina anche solo di pettinarci? Nessuno. E che bisogno c’è di farlo? Nessuno. Qualcuno ha rischiato, durante la scorsa quarantena, di tenere il pigiama non stop per due mesi e mezzo. Non è magnifico pensare che quei tempi, in modalità leggermente diversa, siano di nuovo alle porte?
No, non c’è niente di magnifico; al contrario, c’è tutto da perdere. Si è fatto di tutto, dentro le nostre scuole, per accoglierci al meglio: e ci si è riusciti. È stata una grande gioia rivederci a settembre tra compagni, parlarci, guardarci negli occhi; per noi studenti è stata una grande gioia rivedere anche i prof... e per loro è stato lo stesso, lo abbiamo notato. Noi studenti ci accorgiamo di tutto, anche se pochi lo vedono. Ora uno schermo ci divide dalla realtà. Troppo spesso ci accade di nascondere le nostre paure dietro ad uno schermo; speravamo gli adulti lo avessero capito, eppure non è stato così. Ecco quello che ci mancherà: il sostegno che solo la scuola vera, vissuta faccia a faccia, ci può fornire; le verifiche sul campo, l’incontro e anche lo scontro con i professori, lo scambio di battute, il bisbigliare ai compagni con le labbra, non con il microfono, il gettarsi a capofitto in situazioni incerte: prenderò sette, otto, nove, tre in quell’interrogazione? Chi lo sa? L’importante è che quel voto sia il mio, solo il mio, non influenzato da bigliettini scarabocchiati lungo lo schermo né da suggerimenti provenienti da WhatsApp. Mi hanno insegnato che la parola “sapere” deriva dal latino “sapio”, “avere sapore”. Una scuola come questa non ha quasi sapore, e perciò non ci dà sapere. —
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