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Dalla tecnica al cambiamento antropologico 

Lo smart working? Se diventerà una regola porterà al fallimento

C.C.

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la riflessione

«Il Covid è un virus potentissimo che porterà a un cambiamento antropologico». Paolo Crepet è profondamente convinto di questo e, per rendere il concetto più chiaro, parte da una parola con cui tutti abbiamo dovuto prendere confidenza in questi mesi: smart working. «Penso – dice Crepet – allo strumento dello smart working, che con la pandemia ha avuto un’impennata incredibile e viene considerato, da molti, la panacea. Parto da un dato: le città si svuoteranno. Non succederà magari in una piccola città come Reggio Emilia ma in una metropoli come Milano sì. Le faccio un esempio: in Inghilterra i prezzi delle case a Londra sono dimezzati, in periferia al contrario sono triplicati. Le persone, se devono lavorare da casa, e non devono prendere treni o metropolitane, preferiscono la tranquillità di una località isolata a una città frenetica. È normale». Ma Crepet va oltre il dato urbanistico: «Un buon amministratore delegato ci tiene, come regola primaria, che il proprio dipendente sia fidelizzato all’azienda. Se si lavora da casa, con il tempo, la fidelizzazione svanisce. E di conseguenza la qualità diminuisce. Ma c’è di più. Il lavoro è anche e forse soprattutto solidarietà, confronto, incontro, scontro. Io devo amare il mio lavoro, e la mia azienda, anche perché mi dà la possibilità di uscire da casa e incontrare gli altri, confrontarmi con loro. Le due chiacchiere con un collega sono fondamentali».

Anche perché raramente la grande idea nasce nel chiuso di una stanza. «Durante il lockdown – racconta Crepet – ero al telefono con un caro amico, l’architetto Renzo Piano, che mi ha chiesto: ma secondo te, come nasce un’idea? Io gli ho rigirato la domanda, e la risposta è stata illuminante. Ha paragonato la nascita di un’idea a una partita di ping pong. Perché solo rimbalzando, nel confronto tra le persone, nella critica e nella discussione, le idee possono crescere, trasformarsi, e diventare “il colpo di genio”. Questo la tecnologia non lo permette. Se il confronto e l’incontro spariscono, la demenza è dietro l’angolo. Per questo penso che se lo smart working non sarà solo un modo di affrontare l’emergenza, ma una regola, porterà a un fallimento totale. Gli unici a godere, e ad arricchirsi, saranno gli avvocati matrimonialisti. Penso a una frase di Chatwin: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando mi fermo ore a guardare fuori dalla finestra sto lavorando?”». —

C.C.

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