Gazzetta di Reggio

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I titolari e i lavoratori di piscine, palestre e centri sportivi incontrano il sindaco

NICOLE NASI
I titolari e i lavoratori di piscine, palestre e centri sportivi incontrano il sindaco

Ieri pomeriggio in piazza Prampolini la protesta di “SiAmoMovimento” contro lo stop forzato all’attività sportiva imposto dal Governo Conte 

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LA PROTESTA

NICOLE NASI

Negli ultimi giorni si è parlato molto delle proteste organizzate dal settore della ristorazione, ma c’è un’altra categoria che ieri pomeriggio è scesa in piazza Prampolini per far valere le proprie ragioni: i lavoratori del mondo dello sport.

Attraverso una manifestazione pacifica, nel rispetto delle norme anti-contagio, si è riunita una trentina tra dirigenti, dipendenti e atleti, — uniti nel gruppo chiamato “SiAmoMovimento #libertàdimovimento” — che ha sostato sotto il municipio in attesa di parlare con il sindaco Luca Vecchi, in merito a quello che sta succedendo e a quel che sarà.

Al contrario di bar e ristoranti, infatti, palestre, piscine e impianti sportivi non all’aperto sono stati totalmente chiusi, con la sola eccezione per i professionisti. «Il Movimento di oggi è nato dagli operatori di questo settore e dalla delusione di molti sportivi – spiega Giovanni Barbieri, direttore della palestra Calypso — Si parla tanto di benefici legati al nostro mondo e poi siamo i primi a farne le spese. Riteniamo ci sia stata una sorta di diffamazione da parte delle istituzioni nei nostri confronti. Nonostante i controlli effettuati avessero detto che eravamo in regola, ci è stato imposto di chiudere gli impianti. Ciò ha messo in ginocchio il settore. Il Governo deve capire che una riapertura potrà essere possibile solamente dal momento i cui verranno varati provvedimenti concreti per sostenerci, tra cui anche campagne di sensibilizzazione per disincentivare la sedentarietà. Lo sport, infatti, è un veicolo efficace per aiutare le persone a condurre uno stile di vita sano, per creare integrazione e sostenere le persone più fragili. Si tratta di un rimedio quindi e non di un problema».

Una settimana prima dell’ultimo decreto, è stato chiesto ai proprietari di piscine e palestre di adeguare gli impianti con nuove regole più ferree che prevedevano un maggiore distanziamento tra i clienti, ma anche tra i macchinari, una santificazione più frequente e la registrazione di chiunque entrasse.

«Riteniamo che questo decreto sia errato e che non siano i nostri ambienti di lavoro i luoghi più pericolosi per lo sviluppo di focolai, a contrario, ad esempio, dei mezzi di trasporto – spiegano Cristian Prati della Corpus di Montecchio e Giovanni e Loris Guidetti della palestra Nakayama – Ora siamo in forte difficoltà e abbiamo bisogno di chiarimenti. Ci siamo attenuti a ogni tipo di norma e questo non è comunque bastato, non è giusto. I controlli ci sono stati fino al sabato mattina e poi? Tutti chiusi. Abbiamo preso una bella bastonata e non sappiamo come andrà a finire. Lo sport è fondamentale per la salute. Con il lockdown tante persone hanno fatto ricorso a psicofarmaci e i problemi legati alla sedentarietà sono notevolmente aumentati. Lo sport aiuta a superare, ma soprattutto a evitare tutto ciò».

Una piccola delegazione di manifestanti, intorno alle 18 ha poi avuto la possibilità di parlare con il sindaco Luca Vecchi che si è dimostrato attento e comprensivo. Lo scopo è stato quello di far presente al primo cittadino il disagio con cui questa categoria si sta trovando a fare i conti, attraverso testimonianze concrete e dirette. Le richieste principali sono state: di aver maggior riconoscimento come settore – precedentemente definito come “attività non essenziali” – da parte delle istituzioni, valorizzando il ruolo che lo sport ha sia a livello educativo e formativo che salutare, reclamando il diritto all’espressione di passione, energia e condivisione. L’ultimo punto su cui è stata posta l’attenzione è stata la proposta di un investimento di risorse da parte dei Comuni della provincia in campagne e progetti di sensibilizzazione della popolazione tesi al miglioramento dello stile di vita, in previsione di un’auspicabile ripresa in cui la salute sarà inevitabilmente compromessa.

«Deve essere chiaro il fatto che lo sport ha una sua inevitabile centralità nella vita di ognuno di noi – ribadisce Stefano Bottazzi, istruttore della società natatoria Olympia – Legati a esso ci sono tanti altri aspetti, tra i tanti l’alimentazione e l’igiene. Non è tutto finalizzato a una corsa attorno al parco di casa. Siamo essenziali. Da parte del Governo è mancata senza dubbio una sensibilità umana. Perché dopo che abbiamo fatto le cose in regola abbiamo dovuto chiudere di netto? In piscina, ad esempio, attraverso il cloro è pressoché impossibile la trasmissione del Coronavirus. Ricordiamoci che c’è chi si è ritrovato senza lavoro. Ci siamo rivolti a Vecchi perché ogni realtà nel nostro Paese è differente e quindi necessita di provvedimenti ad hoc e non generalizzati. Il sindaco è colui che deve rappresentare i lavoratori reggiani di questo settore. Lo sport salva le persone non le mette in pericolo di vita». —





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