"Didattica a distanza: il suo ritorno al 75% è come un fallimento di tutti i nostri sforzi"
Nel documento firmato da alcuni insegnanti del D'Arzo viene sottolineato l’impegno profuso per riorganizzare spazi e tempi
LA LETTERA.
L’emergenza sanitaria che ha investito la società italiana nel febbraio 2020 ha colto tutti quanti impreparati, anche il mondo della scuola, che ha dovuto mettere in piedi nel giro di poco tempo una nuova modalità di fare didattica, mai utilizzata né tanto meno sperimentata. Nel nostro Istituto, come in tante scuole del Paese, nessuno si è tirato indietro e giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, consapevoli della nostra responsabilità nei confronti di studenti e Paese, abbiamo cercato di riorganizzare al meglio, almeno per quanto ci permettesse di fare la Didattica a Distanza, la nostra offerta formativa.
Questa esperienza è però anche servita a farci comprendere che esiste una divario incolmabile fra la scuola in presenza e qualsiasi forma, anche la più efficiente, di formazione a distanza. Durante l’estate tutte le Istituzioni scolastiche, di ogni ordine e grado, in tutte le loro componenti (dirigenti, docenti, personale Ata) , in particolare della Regione Emilia Romagna e del territorio di Reggio Emilia, hanno lavorato incessantemente per riorganizzare spazi e tempi, per fare in modo di poter ricominciare l’anno scolastico in presenza, nel rispetto di tutti i protocolli sanitari previsti.
Il 14 settembre 2020 eravamo tutti sui banchi, la campanella ha suonato e tutte le scuole dell’Emilia-Romagna e con esse anche l’Istituto “Silvio D’Arzo” erano pronte a ricominciare, pur nella consapevolezza di dover probabilmente sacrificare, o comunque ripensare, tante attività che arricchiscono e completano il nostro lavoro come progetti, uscite didattiche e viaggi d’istruzione.
Le prime settimane di scuola si sono comunque svolte in serenità, nel nostro Istituto non vi è stato nessun focolaio, nonostante la segnalazione di alcuni studenti positivi per trasmissioni avvenute in ambito familiare. Proprio tale constatazione ci ha rassicurato sull’efficacia delle misure messe in atto a scuola per contenere l’epidemia.
Il Dpcm del 24 ottobre è stato per noi docenti dell’Istituto “Silvio D’Arzo”, come per tanti altri colleghi, una doccia fredda. Rimodulare la didattica con solo il 25% di attività in presenza è quasi come dichiarare il fallimento di tutti gli sforzi profusi in questi mesi, alla luce anche del fatto che non vi sono evidenze scientifiche che l’apertura della scuola abbia determinato un aumento nella curva dei contagi, né che la chiusura di essa porterebbe ad una inversione di tendenza della medesima curva.
La Dirigenza e i docenti hanno comunque rispettato le direttive del governo, del Miur e del governo regionale e hanno dunque ancora una volta riorganizzato, nell’arco di due/tre giorni, la vita scolastica secondo le modalità richieste. È stata inoltre rivista anche la scansione oraria tradizionale dell’attività didattica, per cercare almeno in parte di garantire lezioni in presenza delle discipline laboratoriali prevedendo l’attività didattica al pomeriggio, con uno sforzo non indifferente, anche sul piano personale, da parte di tanti colleghi.
Siamo però consapevoli, lo abbiamo già sperimentato per oltre tre mesi lo scorso anno, che la Didattica a distanza, anche se imposta alle sole scuole secondarie di secondo grado, comporta una grave lesione del diritto all’istruzione per gli alunni: essa non permette di veicolare con la stessa efficacia della didattica in presenza tutti gli apprendimenti disciplinari e soprattutto quelli laboratoriali e maggiormente professionalizzanti; ancor di più essa mortifica la relazione educativa fra studenti e docenti, una relazione, che in alcune situazioni di disagio familiare e sociale, può essere la sola davvero educativa per i ragazzi; essa, in netto contrasto con il mandato costituzionale alla scuola, amplia ancor di più le differenze fra chi possiede strumentazioni adeguate a tale modalità didattica e chi no (non basta un cellulare!), fra chi ha bisogni educativi speciali e chi no, fra chi ha alle spalle un contesto familiare in grado di sopperire alle mancanze del sistema di istruzione pubblica e chi no; essa preclude l’inclusione dei ragazzi con disabilità, per i quali la scuola rimane il luogo più significativo, spesso l’unico luogo, di socializzazione.
Noi docenti dell’Istituto “Silvio D’Arzo” di Montecchio Emilia, considerando le difficoltà e i limiti della didattica a distanza, anche nella sua versione di didattica digitale integrata, chiediamo pertanto: che non si mettano in campo ulteriori restrizioni all’attività didattica, né delle scuole medie superiori, né tanto meno degli altri ordini di scuole, fino ad ora non coinvolti negli ultimi provvedimenti del Governo; che si rivaluti la possibilità di allargare la percentuale di didattica in presenza, dietro valutazione delle autorità sanitarie locali, dell’ufficio scolastico regionale e dell’amministrazione regionale e alla luce della reale situazione epidemiologica del mondo della scuola, evitando di imporre ancora una volta misure restrittive a livello nazionale che non tengano conto delle differenze territoriali; che eventualmente si mantenga la possibilità di sfruttare in ogni caso l’apertura della scuola con momenti di incontri in presenza, per mantenere un contatto tra studenti e insegnanti; che si implementino il trasporto scolastico e il controllo sul territorio da parte della autorità locali fuori dagli Istituti scolastici per garantire anche nei momenti pre e post scuola il rispetto del distanziamento necessario a tutelare la salute dei nostri studenti; che vi sia rispetto del lavoro svolto da tanti insegnanti di ogni ordine e grado, dal personale Ata, dai dirigenti di tutte le Istituzioni scolastiche, riconoscendone la dignità, il valore, l’impegno e la volontà di mettere in primo piano la crescita degli studenti e il futuro del Paese; che la scuola venga davvero considerata una priorità da tutelare e che sia quindi eventualmente l’ultimo settore della società a dover pagare le conseguenze nefaste di questa pandemia.
È necessario considerare l’impatto economico-sociale che la chiusura delle scuole può avere sulle famiglie e sull’organizzazione quotidiana di ogni cittadina e cittadino. È necessario avere la consapevolezza delle conseguenze negative a lungo termine che la chiusura della scuola in presenza può avere sullo sviluppo socio-cognitivo degli studenti, sul loro futuro percorso scolastico, professionale ed esistenziale, privandoli di quei momenti necessari di arricchimento che la scuola può offrire loro, ma avere anche la consapevolezza che negative saranno le conseguenze per il Paese, sul piano della coesione sociale e su quello dello sviluppo economico, entrambi già messi a dura prova proprio dall’emergenza sanitaria.
In diversi Paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra), dove la situazione epidemiologica sembra essere anche peggiore di quella italiana, le misure di restrizione non colpiscono le scuole. L’attività scolastica è forse più importante da loro che da noi?
Non abbiamo manifestato, non abbiamo scioperato, non abbiamo incrociato le braccia ma sappiamo bene che l’apprendimento passa dalla relazione, dalla costruzione di un dialogo autentico, dal condividere spazi fisici reali e concreti e dalle esperienze che in essi si realizzano, e vogliamo difendere il diritto di studenti e docenti di vivere la scuola nella sua pienezza.
Ecco i docenti dell’Istituto “Silvio D’Arzo”che hanno sottoscritto il documento: Paola Sesti, Sila Ragni, Mario Attardi, Irene Iorio, Roberto Lamberti, Maria Elena Bezzi, Cecilia Iotti, Raffaella Mosca, Elena Vecchi, Elisabetta Bonilauri, Giacomo Iride, Katia Baccarani, Roberta Pizzullo, Teresa Valerio, Erika Muto, Patrizia Cugini, Giuseppe Ravipinto, Rita Gennari, Barbara Oleari, Luisa Aleotti, Ennio Zoppi, Tomassina Aleandri, Giulia Sorgente, Roberto Zambelloni, Luigi Saracchi, Maria Camilla Grossi, Adalgisa De Marco, Giulia Martini, Lisa Bonacini, Rossella Garofani, Maria G. Cavozza, Maria G. Guidetti, Chiara Villani, Carla Tarazona, Liana Vologni, Elena Dall’Argine, Rita Di Lalla, Luigi Vettone, Alessandra Caraffi, Daniela Cantoni, Elisabetta Reggi, Silvia Artioli, Simona Ranzenigo, Luigi Politi, Damiano Pisi, Francesca Tabloni, Maria Cornaviera, Marco V. Orsini, Sara Galliani, Elena Pianesani, Carmela Lisbo Parrella, Paolo Capece, Massimo Bellantonio, Cinzia Dall’Argine, Massimo Magnani, Simona Tedeschi, Roberto Rozzi, Renza Fanti.
Il documento è stato inviato al presidente della Regione Stefano Bonacini, all’assessore regionale alla Scuola Paola Salomoni, al dg dell’Ufficio scolastico regionale Stefano Versari e provinciale Paolo Bernardi, al presidente della Provincia di Reggio Giorgio Zanni e alla vice Ilenia Malavasi.—
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