Gazzetta di Reggio

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«Ospitiamo a Casalgrande un ospedale da campo»

Adriano Arati
«Ospitiamo a Casalgrande un ospedale da campo»

La proposta del sindaco Giuseppe Daviddi per prevenire l’emergenza posti letto «Bisogna aiutare i medici di base a fare diagnosi precoci a casa dei malati»

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CASALGRANDE . «Siamo pronti ad ospitare un ospedale militare da campo a Casalgrande». Torna a parlare dell’emergenza sanitaria il sindaco di Casalgrande Giuseppe Daviddi, nei giorni scorsi piuttosto critico con alcune scelte di gestione della pandemia.

Il primo cittadino parte dal forte aumento delle persone ricoverate per Covid e della conseguente riduzione di posti letto negli ospedali già presenti, chiedendo che si pensi ad alternative da allestire in tempi rapidi. «Non si capisce perché, pur andando verso la saturazione delle strutture ospedaliere, non si possano utilizzare soluzioni flessibili aggiuntive, come gli ospedali da campo e medici militari, già peraltro impegnati in diversi contesti internazionali», sostiene il sindaco. E annuncia: «Il nostro Comune è pronto, fin da subito, a mettere a disposizione gli spazi adeguati per eventuali soluzioni del genere, prima di arrivare a situazioni nelle quali non sia più possibile erogare adeguata assistenza medica».

Daviddi chiede anche di pensare a modifiche all’organizzazione della rete territoriale dei medici e delle forniture necessarie, a partire dai materiali per effettuare i test rapidi. Inutile pensare ad ambulatori, ormai: «In questi giorni di crescita della curva epidemiologica ho avuto occasione di confrontarmi con vari medici di base e a seguito dei ragionamenti fatti, ritengo che l’ipotesi della creazione di un ambulatorio-Covid sovracomunale sia superata: ormai ogni studio di medici di base è già di fatto un ambulatorio Covid, dove si applicano tutte le precauzioni necessarie a contenere l’infezione».

Per il primo cittadino casalgrandese «quello che serve, in questo momento, è la diagnosi precoce a casa del singolo potenziale malato. Per questo occorre dare un supporto operativo concreto ai medici di base: solo così si potrà evitare il collasso degli ospedali, rendendo protagonista il medico di famiglia come principale operatore delle diagnosi a domicilio. Serve che si mettano a loro disposizione dei kit per i test veloci, invece di tenere in piedi una procedura che richiede molto più tempo».

Non solo. Daviddi chiede maggior collaborazione a livello superiore: «Potenziare il loro ruolo non significa solo mettere a disposizione tutti gli strumenti e le protezioni adeguate, ma anche rafforzare il rapporto con i distretti sanitari. Ad oggi vedo poco ascolto nei confronti dei medici», è l’attacco. A chiudere, una rivendicazione del lavoro svolto: «Il Comune di Casalgrande ha fatto la sua parte, prima distribuendo ai medici dei dispositivi di protezione individuale e poi chiedendo una linea di contatto tra i medici e Ausl disponibile e funzionante 24 ore su 24; ma non ci fermeremo qui, faremo il possibile perché questi nostri “angeli custodi” non siano lasciati a loro stessi». —

Adriano Arati. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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