Vecchi Biden-Salati Trump fra Reggio Emilia e il West
La corsa a stelle e strisce per la Casa Bianca vista dalla Sala del Tricolore Il sindaco sta con i dem. Il suo sfidante al ballottaggio: «Mi piacciono i tycoon»
REGGIO EMILIA
Fra Reggio Emilia e il West. O meglio il Midwest, dove oltreoceano si è accesa la corsa all’ultimo voto per la Casa Bianca. Una sfida a stelle e strisce fra il presidente Usa uscente, il repubblicano Donald Trump, e il suo sfidante democratico Joe Biden, che in tandem con Kamala Harris per la vicepresidenza sta tentando un ribaltone fino a qualche mese insperato, con l’obiettivo di cambiare non solo la recente politica degli Stati Uniti, ma anche l’immagine degli Usa nel mondo.
Le luci d’America, canterebbe il Liga, si sono accese. E difficilmente si spegneranno prima di domani, quando termineranno i conteggi dei circa 65 milioni di voti espressi per corrispondenza, in uno scrutinio lungo tre giorni seguito ovviamente in tutto il mondo, anche dalle parti di Sala del Tricolore.
«Chiunque segua la politica segue le elezioni presidenziali americane e si informa sulle proposte dei candidati», ammette il sindaco, Luca Vecchi.
Facile intuire la sua preferenza, verso quel Partito Democratico al quale anche il Pd nostrano sembra ispirarsi, pur con tutte le differenze fra la politica statunitense e quella europea, più in particolare italiana.
«Nel caso di Biden-Harris – aggiunge Vecchi – credo che a convincere in modo particolare siano la loro idea di tutela dei diritti, primo fra tutti la salute con la lotta al Covid che sta mietendo molte vittime anche in Usa, le proposte in materia di ambiente e un idea di società e di comunità coesa».
Una sfida a due che infiamma l’America, esattamente come nel giugno 2019 Reggio si infiammò per il primo storico ballottaggio in Comune, dove a sfidare Vecchi era stato il candidato del centrodestra e ora consigliere comunale in quota Lega, Roberto Salati.
Già Salati, che invece ammette di non aver seguito finora tantissimo la lunga tornata elettorale americana. Ma che, per quanto riguarda la sua preferenza, sostiene di non avere dubbi. «Io sto con Trump – dice – mi piacciono i tycoon come Trump. Apprezzo molto chi, dopo aver dato prova di capacità imprenditoriali, scende in politica. Trump è un decisionista e secondo me la sua gestione non è stata malvagia. A livello internazionale è riuscito a trovare diverse conciliazioni con Paesi ostili agli Usa. Apprezzo anche il suo nazionalismo. E dal punto di vista economico, pandemia a parte, ha fatto gli interessi degli Stati Uniti». Davvero? E i tanto discussi dazi, tanto per dirne una? «È il presidente degli Stati Uniti, deve fare gli interessi del proprio Paese. Può aver danneggiato le nostre esportazioni, ma per ottenere fare il meglio per la propria nazione. Se anche in Italia avessimo governanti così, penso che anche da noi le cose andrebbero decisamente meglio». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
