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IL PRESIDIO PERMANENTE 

Alla Goldoni la lotta è doppia «Vogliamo salvare l’azienda»

S.A.
Alla Goldoni la lotta è doppia «Vogliamo salvare l’azienda»

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RIO SALICETO

Dalla prossima settimana sarà ufficiale: chi è interessato ad acquistare la Goldoni potrà mettere nero su bianco la propria richiesta e iniziare un dialogo per salvare l’azienda. Questo il senso del dialogo avvenuto nel primo pomeriggio di ieri in tribunale a Modena. Le parti si sono confrontate al termine delle analisi e delle valutazioni da parte del tribunale, sui vari aspetti della vertenza. La situazione è stata passata al setaccio anche se sul marchio e sullo smobilizzo dei crediti ci sono ancora valutazioni in corso. Presenti all’incontro, una delegazione della Fiom Cgil, la Rsu Goldoni, il presidente del tribunale Pasquale Liccardo e il commissario giudiziale Paolo Rinaldi. «Non sono ancora ottimista – spiega Emanuele Sologni, tra le anime del presidio – Non voglio farmi illusioni come quando, l’estate scorsa, abbiamo assistito alla visita di Carraro, impresa del nord che opera nel settore delle macchine agricole e che sembrava interessata alla Goldoni, ma con la quale, poi, la trattativa è sfumata».

Non è un caso se ieri la Goldoni è stata scelta come piazza di protesta per lo sciopero dei metalmeccanici, dove ha parlato il segretario regionale della Fiom, Samuele Lodi. «Sono scelte sciagurate quelle di una delle tante multinazionali che vengono qui a prosciugare le aziende – attacca riferendosi alla cinese Lovol – Le crisi non si possono scaricare sui lavoratori».

Da piazza “presidio Goldoni”, il grande spazio davanti allo stabilimento che ospita la protesta permanente, rintracciabile su Google maps, si è alzato il grido di dolore delle Tute blu. «Una componente della nostra vertenza riguarda il salario basso che non fa che aumentare i profitti delle aziende, le quali scaricano i costi delle ristrutturazioni sui lavoratori – tuona Lodi – Tutto questo è inaccettabile. Vogliamo parlare alle imprese, Federmeccanica, Confindustria, ma anche al Governo, perché gli ammortizzatori sociali conservativi vanno previsti anche dopo la fine del blocco dei licenziamenti. L’emergenza sanitaria ha reso ancora più complicata la vertenza, ma la lotta non si ferma». —

S.A.

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