«Altra storia, in arrivo nuove rivelazioni»
La replica dei difensori dopo l’udienza di convalida. Il gip Ramponi scarcera l’unica donna e tiene dentro gli altri 4 indagati
correggio
Un’altra verità e l’avvocato difensore Marco Dallari – che tutela il marocchino 36enne Abdeljabar Lahouidag – si spinge a dire che incontrerà presto in carcere il suo assistito «perché ha importanti rivelazioni sui dettagli della vicenda».
Spunto non indifferente uscito ieri dall’udienza con al centro i cinque marocchini accusati dell’orrenda aggressione ai danni di due fidanzati connazionali nella notte fra lunedì e martedì.
Gli indagati – tutti collegati in videoconferenza con l’aula dal carcere della Pulce – hanno scelto di non parlare (ma al termine lo faranno i loro legali con i giornalisti) e dopo poco più di un’ora di udienza e un’ora e mezza di camera di consiglio il gip Luca Ramponi ha convalidato gli arresti e scarcerato solamente l’unica donna finita nei guai, cioè la 25enne Ghizlane Hassouni.
Nel pomeriggio la sorella (presente in tribunale e resasi disponibile anche ad accogliere Ghizlane nella sua abitazione bresciana nel caso fossero stati disposti gli arresti domiciliari) l’ha prelevata dal carcere per poi puntare verso il Bresciano dove ora hanno deciso di abitare insieme, lontano dai clamori di questa brutta storia. Ancora non si conoscono le motivazioni di quest’unica scarcerazione – il pm Iacopo Berardi aveva chiesto per la 25enne gli arresti domiciliari – comunque visti gli atti e sentite le parole dei difensori il giudice potrebbe aver virato verso un’accusa più soft, da qui la liberazione di Hassouni che rimane però indagata. «La nostra assistita nega decisamente qualsiasi coinvolgimento – spiega l’avvocato Alessandro Cantagalli che tutela la giovane insieme al collega Davide Martinelli – e dice di essere stata svegliata in casa da alcune voci, di aver visto questa ragazza sanguinante e di aver provato a medicarla, cercando di capire da lei cos’era successo. Crediamo che la tesi difensiva abbia avuto i suoi frutti».
Sul punto gli investigatori la pensano diversamente, in quanto ritengono che Ghizlane abbia avuto invece un ruolo – insieme agli altri quattro – nell’inchiodare la vittima nella casa di via Canolo, partecipando anche agli atti preparatori alla violenza sessuale non sfociata nell’estrema brutalità solo per l’arrivo dei carabinieri.
Fra l’altro è emerso che la 37enne, denudata nel bagno, sarebbe stata palpeggiata più volte nel seno addirittura dal fidanzato dell’indagata, cioè il 29enne Mustapha Fadli.
Quest’ultimo, la fidanzata e il fratello 24enne Rafik Fadli vivono di lavori saltuari, ma in questo momento sono disoccupati. «Siamo fiduciosi di poter dimostrare – proseguono gli avvocati Cantagalli e Martinelli che difendono i tre indagati – come la situazione non sia quella apparsa. Si parla di due scooter usati nell’aggressione, ma non c’è traccia. I capi d’imputazione vanno approfonditi. I due fratelli e la ragazza sono spaventati, si ritengono estranei ai fatti. Un indagato ha un taglio in faccia. Troppe cose strane».
E c’è chi chiede a viva voce ulteriori approfondimenti investigativi da parte dei carabinieri, mettendo in conto pure delle indagini difensive. Lo dice a chiare lettere l’avvocato modenese Enrico Fontana che assiste il 43enne Mohamed Benabbou: «Siamo di fronte ad una vicenda delicata, con molti aspetti da chiarire e meritevoli di nuovi accertamenti. Prima di criminalizzare qualcuno, bisogna identificarne con precisione le responsabilità. Per il momento Benabbou si è avvalso della facoltà di non rispondere, più avanti chiederemo un interrogatorio». In attesa di parlare in modo più approfondito con il proprio assistito («Lahouidag è una brava persona, ha lavorato regolarmente fino a non molto tempo fa e vive a Noceto con una famiglia italiana») , l’avvocato difensore Dallari fa ulteriori precisazioni: «Durante il collegamento in videoconferenza ha pianto, è emotivamente scosso. Molte delle dichiarazioni della presunta vittima vanno approfondite, diversi passaggi infatti non tornano, una versione di parte in cui non ho visto riscontri oggettivi. Vi sono molte lacune nella ricostruzione degli inquirenti».
Sul movente di questa vicenda nessun difensore si sbilancia. Un regolamento di conti? Una vendetta? Un qualche legame potrebbe trovarsi nella rissa – avvenuta a Parma nel settembre scorso – che ha portato alla denuncia dei due fratelli Fadli e la Hassouni. Ai carabinieri la 37enne (finita in ospedale con il fidanzato 47enne dopo i fatti di Canolo) ha detto che in quella rissa sarebbe stata colpita alla testa proprio da Mustapha Fadli per poi minacciarla di ulteriori botte se l’avesse reincontrata.
E sempre la 37enne ha rivelato che all’arrivo dei militari, nella casa di Canolo i quattro si sarebbero velocemente sbarazzati della cocaina (gettandola dalla finestra e nel water) in loro possesso. —
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