Gazzetta di Reggio

Reggio

I metalmeccanici rivendicano l’aumento dello stipendio

Nicole Nasi

Gli operai in sciopero per quattro ore fermano le fabbriche «Contratto scaduto, i nostri sforzi non vengono ripagati»  

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REGGIO EMILIA

Proteste e scioperi nelle ultime settimane sono all’ordine del giorno. Questa volta, però, non si tratta di critiche relative a decreti o riguardanti la gestione dell’emergenza sanitaria, ma piuttosto di un diritto che i lavoratori del settore metalmeccanico rivendicano da oltre un anno: l’aumento del salario. Lo sciopero nazionale, indetto da Fiom, Fim e Uilm, si è svolto nella mattinata di ieri davanti agli stabilimenti delle più grandi fabbriche, tra bandiere e cartelli. «La manifestazione di oggi è complicata – spiega Paolo Pezzarossi, operaio della Dana Brevini di Sesso – Siamo abituati a riunirci nelle piazze, a dimostrare le nostre ragioni in maniera differente. Il Covid però non ci ha fermati. Vogliamo esprimere a gran voce la nostra contrarietà rispetto alle posizioni assunte da Confindustria. Il vecchio salario si può definire come un esperimento fallito. Quello che devono capire è che la crisi non c’è solo per le aziende ma anche per le persone. È nostro diritto avere una paga adeguata al lavoro che svolgiamo».

Della stessa opinione il collega Matteo Civitavecchia, in Brevini da 40 anni: «Mi posso definire uno dei lavoratori storici di questa industria, l’ho vista crescere e cambiare. Questo contratto è fondamentale. La questione salario dev’essere a tutti i costi al centro della discussione. È il grido degli operai e delle loro famiglie. Durante il Covid non ci siamo mai fermati nonostante i rischi e questo è ciò che meritiamo?».

Alle 9.30 in punto i lavoratori abbandonano le loro postazioni e si riuniscono davanti ai cancelli della fabbriche. «Certi diritti vanno mantenuti e mai negoziati – spiega Roberto Morabito – Ogni volta che Confindustria cambia presidente ci ritroviamo da punto e a capo. Siamo convinti di meritare questo aumento. Si tratta di circa 155 euro in più per il V livello in tre anni. Non accettiamo le parole di Bonomi, il quale si riferisce solo all’aspetto normativo e non a quello salariale».

A sostenere questo pensiero, anche Rosario Martorana: «Vogliamo un contratto degno di questo nome. Siamo stanchi di essere trattati come schiavi da Confindustria. Siamo stati tra i primi a fare i sacrifici durante il lockdown, continuando a lavorare nonostante il pericolo di contagio, con la stessa busta paga. Abbiamo rispettato tutte le norme di sicurezza, ora vogliamo che ciò ci venga riconosciuto». «È giusto un aumento di stipendio. Durante il Covid non abbiamo ricevuto nulla in più in termini economici» aggiunge Diego Antonelli. «Il contratto è scaduto a fine 2019, cosa stanno aspettando? – aggiunge Luca Sulis – A mio parere stanno cavalcando l’onda della pandemia per fare orecchie da mercante. L’emergenza sanitaria non deve essere una scusa per non risolvere queste situazioni, anche perché noi abbiamo continuato a fare i turni in fabbrica».

La rabbia e la delusione si sono potute evincere anche davanti allo stabilimento della Corghi di via Carpi, a Correggio: «Chiediamo la riapertura di un tavolo con Confindustria – chiarisce subito Fabrizio Solchi, operaio dell’industria correggese – È più di un anno che aspettiamo questo cambiamento di salario che puntualmente non viene preso in considerazione. L’aumento da loro proposto ammonterebbe a circa 30 euro, mi pare una presa in giro. Non abbiamo preteso bonus per i mesi di lavoro durante il lockdown, ma uno stipendio dignitoso sì».

«Siamo arrabbiati – ribadisce il collega Atef Sayhi –. Non è accettabile che in Italia i metalmeccanici abbiano una busta paga così. Oltre a ciò, non bisogna tralasciare le lotte per la difesa occupazionale, la sicurezza e per il diritto ad avere un lavoro. L’emergenza sanitaria è usata come pretesto per togliere i diritti. Si deve firmare subito, non interrompere il dialogo. Abbiamo fatto e stiamo facendo il nostro dovere, ora tocca a loro».

«Sono contrariato da questo comportamento – conclude Alessandro Posa, lavoratore della fabbrica correggese – Ci hanno proposto praticamente l’aumento di un euro al giorno per quattro anni. Mi pare molto poco, soprattutto se pensiamo agli altri Stati d’Europa. Visto che le sovvenzioni le hanno prese, è ora di agire». —





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