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La targa dedicata a don Evandro in chiesa non era autorizzata: è da cancellare

A.V.

Celebrava il lavoro fatto per l’edificio, ma la Curia conferma che la scritta non ha mai avuto l’ok della Soprintendenza

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Brescello

C’è un’epigrafe al centro della polemica nata negli ultimi giorni a Brescello, nella chiesa di Santa Maria Nascente, la chiesa che sorge su piazza Matteotti e tra i luoghi centrali dei film su Don Camillo e Peppone. La vicenda, per la sua particolarità, se fosse avvenuta nel secolo scorso avrebbe probabilmente ispirato Giovannino Guareschi per un capitolo dei suoi libri, anche se nella circostanza non ci sono state discussioni tra prete e sindaco.

Il parroco (o, meglio, l’ex parroco) però, è in qualche modo coinvolto: parliamo di don Evandro Gherardi, che ha prestato servizio a Brescello dal 2012 al 2020, fino a pochi giorni fa, quando si è concretizzato il suo trasferimento a Cavriago. Alcuni cittadini, nei giorni scorsi, hanno notato all’interno della chiesa l’epigrafe riportante il testo “Questo tempio caro ai brescellesi offeso da fuoco e sisma l’arciprete Evandro Gherardi riportò ad antico splendore negli anni 2014-2016”, che sottolinea l’operato del parroco stesso nel rimettere a nuovo l’edificio di culto, provato dall’incendio del 2010 e dal terremoto del 2012, inviandone una foto alla Gazzetta.

Al contempo, non condividendo probabilmente il contenuto e i toni della frase, l’hanno segnalato all’ex consigliere comunale Luciano Conforti, che ha provveduto a contattare degli esponenti della Curia reggiana, ai quali ha sottoposto la questione. In maniera ufficiosa – ma con un “nero su bianco” – a Conforti è stato spiegato che l’epigrafe ha rappresentato «un’iniziativa personale che chiede di essere riportata alla situazione precedente, perché non autorizzata dalla Soprintendenza». In sostanza, l’epigrafe dovrà essere cancellata e la superficie sulla quale sorge ripristinata com’era prima. A confermare il fatto è lo stesso don Gherardi. «Sì, l’epigrafe dovrà essere rimossa – spiega – perché la sua realizzazione non aveva ricevuto l’autorizzazione della Soprintendenza, trovandosi vicina ad altre due più antiche, risalenti rispettivamente al 19esimo e al 20esimo secolo. È una vicenda della quale ero già a conoscenza in quanto ero stato informato già prima del mio trasferimento».

La chiesa negli anni scorsi ha subìto importanti danneggiamenti. Il primo significativo evento è stato l’incendio avvenuto nella notte di Pasqua, nell’aprile 2010: in quell’occasione alcuni ceri pasquali, sciogliendosi, vennero a contatto con il basamento sprigionando una densa coltre di fumo che annerì l’altare e la volta della chiesa. Muri e volte rimasero sicuri, ma le pareti e gli stucchi furono da ridipingere, così come si resero necessari nuovi arredi sacri. Nel 2012 fu invece il turno del sisma che colpì l’Emilia e lasciò conseguenze anche alla chiesa, dalla cui volta caddero alcuni calcinacci e che vide le sue navate laterali chiuse per qualche tempo.

In questi anni di servizio a Brescello, don Evandro si è impegnato molto per restituire alla chiesa il suo originario aspetto, in particolare dal punto di vista artistico. In tal senso si è prodigato, ad esempio, per far restaurare dieci quadri che vennero anneriti a seguito dell’incendio. Aspetti che il sacerdote ha sottolineato con orgoglio anche in occasione del suo saluto alla comunità brescellese nelle scorse settimane. —

A.V.

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